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Il corso di preparazione al parto

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Elenco dei contributi speciali presenti nelle lezioni

Videogallery

[Lezione 1]

Salute globale e percorso nascita

Finalità e obiettivi del corso di preparazione al parto

Informazioni e consigli per gestire la gravidanza, settimana per settimana, per conoscerne le caratteristiche emotive e fisiche, i dettagli del dolore da parto naturale e dell’epidurale.
Dr.ssa Antonella Marchi, Presidente dell’Associazione Italiana di Ostetricia (A.I.O).
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Principali finalità del corso di preparazione al parto

IL PARERE DEL GINECOLOGO

Un video per conoscere tutti i vantaggi del corso preparto e per combattere ansie e paure di travaglio e parto attraverso tecniche di training autogeno, stretching e yoga.
Dr. Antonio Ragusa, Ginecologo, Responsabile Sala Parto, AO Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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L’ESPERIENZA DIRETTA DI UN’OSTETRICA

Il corso preparto è un momento utile per condividere l’emotività legata a tutta la gravidanza, al travaglio e al parto e per sfatarne i falsi miti.
Dr.ssa Juanita Bertelli, ostetrica che da anni organizza corsi di preparazione al parto e percorsi di accompagnamento alla nascita presso l’Ospedale di Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).
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[Lezione 2]

COME SI CAMBIA NEI 9 MESI: IL TUO CORPO E IL TUO RITMO DI VITA SI ADATTANO ALLA CRESCITA DEL TUO BAMBINO

Estrogeni e progesterone: il ruolo che hanno in corso di gravidanza, settimana per settimana.
Dr.ssa Barbara Gherardi, Ostetrica, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).
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Che tipo di verifiche consente l’ecografia?

Ecografia transvaginale, ecografia morfologica ed ecografia 3D: a cosa servono e quali tipi di verifiche consentono.
Dr. Luca A. Guastamacchia, Ginecologo, Ospedale S. Giovanni Bianco, Treviglio (BG).
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Quando è consigliata la diagnosi prenatale e perché?

Quando e quali esami di diagnosi prenatale fare e quali sono i rischi. Scopriamolo insieme per amniocentesi, villocentesi, translucenza nucale e bi test. 
Dr. Luca A. Guastamacchia, Ginecologo, Ospedale S. Giovanni Bianco, Treviglio (BG).
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Che cos’è la valutazione della translucenza nucale?

Tutto sulla translucenza nucale: valori e parametri di riferimenti e rischi che misura.
Dr. Luca A. Guastamacchia , Ginecologo, Ospedale S. Giovanni Bianco, Treviglio (BG).
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Quali sono i piccoli disturbi più comuni in gravidanza? Quando la donna deve riferirli al medico?

I disturbi più frequenti in gravidanza: nausea, vomito, stitichezza, cloasma, bruciori di stomaco, emorroidi, vene varicose, macchie cutanee, emicrania, mal di schiena.
Dr. Luca A. Guastamacchia, Ginecologo, Ospedale S. Giovanni Bianco, Treviglio (BG).
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Quando la gravidanza è a rischio

Interviste al Dr. Claudio Crescini, Direttore U.O. Ostetricia e Ginecologia Ospedale di Treviglio (BG), Direttore Dipartimento Materno Infantile. Cliccate direttamente sul titolo che volete approfondire.

Che cosa si intende per gravidanza a rischio? Che cosa cambia nel tipo di assistenza?

Fattori e sintomi di una gravidanza a rischio. Valutazioni del carico di lavoro massimo per non mettere a rischio una gravidanza.
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Se una donna soffre di asma quali rischi corre durante la gravidanza? E il bambino?

Rischi per mamma e bambino in caso di asma o allergia in gravidanza. Consigli sui farmaci antiasmatici e sul cortisone.
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Se la gravidanza è a rischio bisogna per forza mettere in bilancio un parto cesareo?

Gravidanza a rischio e parto cesareo: sono sempre correlati? Come gestire una gravidanza a rischio per consentire il parto naturale o al parto indotto.
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Perché in alcuni casi durante la gravidanza si manifesta il diabete? Si può prevenire? Può ripresentarsi ad ogni gravidanza?

Che cos’è il diabete gestazionale e con quali sintomi si manifesta? È assimilabile al diabete di tipo 2? Aumenta il rischio di sovrappeso e obesità per il neonato?
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Che cos’è la gestosi? Si può controllare? Può provocare danni al bambino?

Gestosi e ipertensione in gravidanza (primipara); importanza del controllo della pressione arteriosa.
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Una perdita di sangue per via vaginale quando dev’essere considerata un fatto grave?

Perdite di sangue in gravidanza e rischio di aborto: l’importanza dell’esame ecografico.
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Se la donna aspetta dei gemelli la gravidanza sarà “diversa”?

Gravidanza gemellare e rischi correlati: gestosi e rischio di parte prematuro.
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Superati i 40 anni che problemi potrebbero presentarsi in gravidanza?

Gravidanza a 40 anni e possibili rischi di aborto. Il rischio di diabete in gravidanza è più elevato? E quello di parto cesareo?
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Se si è in sovrappeso le probabilità di un cesareo aumentano?

Sovrappeso e obesità in gravidanza: rischio di parto cesareo e diabete gestazionale.
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Se la mamma è molto sottopeso ci sono dei rischi materni e per il neonato?

Denutrizione materna e rischi per il neonato: a cosa possono portare anemia, carenza vitaminica e carenza di ferro in gravidanza.
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Essere Rh negativa può costituire un problema in gravidanza?

L’incompatibilità sanguigna tra mamma e bambino (fattore RH negativo materno e fattore RH positivo del bambino) può essere risolta con la somministrazione di gammaglobuline?
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[Lezione 3]

COPPIA E SESSUALITÀ DURANTE E DOPO LA GRAVIDANZA

Luoghi comuni sui rapporti sessuali in gravidanza e i principali timori di future mamme e papà sul sesso durante l’attesa.
Dr. Antonio Ragusa, Ginecologo, Responsabile Sala Parto, AO Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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Come cambia la sessualità in gravidanza?

Paure di far male al bambino, ansia femminile di non essere più desiderabile, perdita della complicità di coppia: cambiamenti e timori sulla sessualità in gravidanza.
Dr.ssa Denise Rinaldo, Ginecologa, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).
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Ci sono casi o momenti in cui è meglio evitare i rapporti sessuali?

Controindicazioni ai rapporti sessuali in gravidanza: precedenti minacce di aborto o di parto pretermine, perdite di sangue e altre condizioni.
Dr.ssa Denise Rinaldo, Ginecologa, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).
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La contraccezione dopo il parto

Ritorno del ciclo mestruale e contraccezione dopo il parto. Quali sono i metodi contraccettivi disponibili per una donna che allatta e che vuole riprendere la vita sessuale?
Dr. Antonio Ragusa, Ginecologo, Responsabile Sala Parto, AO Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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[Lezione 4]

Igiene, bellezza e cura del corpo in gravidanza

Dr.ssa Francesca Sinatra, Ostetrica, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).

A proposito di norme igieniche e cure dentali che cosa consigliate alla donna in gravidanza?

Cosa è utile sapere su viaggi, ginnastica, sport, abbigliamento e cure dentarie in gravidanza.
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Igiene intima: quali sono le norme da seguire?

In gravidanza la sudorazione, le secrezioni vaginali e la stitichezza aumentano: quali norme di igiene intima utilizzare?
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Massaggio ed esercizi perineali sono utili? Quando vanno iniziati?

Utilità dei massaggi del perineo e degli esercizi di Kegel in gravidanza. Il periodo ideale per iniziarli è quello dalla 34a alla 37a settimana di gravidanza, scopriamo perché.
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L’attività fisica è indicata in gravidanza?

Utilità di ginnastica, sport e yoga in gravidanza. Gli sport che possono essere praticati non devono richiedere sforzi e creare traumi o stanchezza durante la gravidanza.
Dr.ssa Francesca Sinatra, Ostetrica, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).

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Qual è l’abbigliamento ideale per la donna in gravidanza?

L’abbigliamento in gravidanza deve essere comodo, non deve costringere e, soprattutto, le fibre devono essere naturali per non far aumentare la sudorazione. Vietate le fibre sintetiche.
Dr.ssa Francesca Sinatra, Ostetrica, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).
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Viaggi e gravidanza: quali consigli?

Consigli sui viaggi in gravidanza, soprattutto per viaggi lunghi è utile spostarsi in aereo ed eseguire costantemente esercizi per riattivare la circolazione.
Dr.ssa Francesca Sinatra, Ostetrica, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).
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[Lezione 5]

Dal punto di vista emozionale quali sono le principali variazioni durante la gravidanza?

Dr.ssa Barbara Gherardi, Ostetrica, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).

Le variazioni emozionali durante il 1° trimestre di gravidanza (fase del conflitto)

Cambiamenti emotivi e psicologici in gravidanza settimana per settimana: sono frequenti sbalzi di umore e pianto facile.
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Le variazioni emozionali durante il 2° trimestre di gravidanza (fase dell’armonia)

Il legame affettivo con il bambino si rafforza con i primi movimenti attivi che si manifestano intorno alla 12a settimana di gravidanza: inizia un periodo di armonia.
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Le variazioni emozionali durante il 3° trimestre di gravidanza (fase del distacco)

Iniziano i primi pensieri sul travaglio, sul parto e sulla nuova vita dopo la nascita del bambino. Quando? Già alla 26a settimana di gravidanza.
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Quale supporto può dare l’ostetrica nell’evoluzione della donna in questo periodo?

Il rapporto dell’ostetrica con la donna in gravidanza: un rapporto fatto di ascolto, supporto, competenza, umanità e professionalità.
Dr.ssa Barbara Gherardi, Ostetrica, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).
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Coltivare il legame affettivo prenatale - Testimonianze dirette

I primi movimenti del bambino sono fonte di rassicurazione per la mamma: le danno la certezza che il bambino sta crescendo dentro di lei.
Sentiamo direttamente da una mamma, Roberta, che cosa ha provato quando il suo bambino si è mosso per la prima volta nella pancia...
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[Lezione 6]

Scegliere dove partorire

Per poter scegliere in modo adeguato la struttura ospedaliera dove partorire è meglio informarsi sul numero dei parti e sulle performance di qualità e quantità dei diversi reparti ospedalieri.
Dr. Antonio Ragusa, Ginecologo, Responsabile Sala Parto, AO Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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Il reparto maternità

Dr.ssa Milena Carne, Capo-Ostetrica, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).

Come funziona un reparto di maternità?

I reparti di ostetricia accolgono tutte le donne per travaglio e parto, anche in presenza di ipertensione, diabete o in presenza di complicanze della gravidanza.
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Quali figure professionali lavorano in un reparto di maternità?

Le ostetriche sono un punto di riferimento per le donne in sala parto, in reparto, negli ambulatori e nei corsi di preparazione al parto.
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L'importanza di un corso di preparazione al parto

Dr.ssa Juanita Bertelli, Ostetrica, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).


Perché è importante frequentare un corso di preparazione al parto?

Il corso preparto è anche un momento per condividere l’emotività di gravidanza mese per mese, e per sfatare insieme tanti falsi miti su travaglio e parto.
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Quando sarebbe utile iniziare un corso di preparazione al parto?

La frequentazione al corso preparto da parte di future mamme e coppie inizia nel secondo trimestre della gravidanza.
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Com’è organizzato un corso pre-parto?

Durante il corso preparto sono presenti un’ostetrica, un anestesista che spiega che cos’è l’epidurale e spesso una psicologa che dà consigli su come prevenire la depressione post-partum sin dalla gravidanza.
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Il lavoro corporeo è utile anche per affrontare in modo più consapevole il dolore?

Scopriamo come il lavoro corporeo, la ginnastica perineale e gli esercizi di Kegel siano utili per affrontare il dolore del travaglio e del parto. 
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Testimonianze dirette

Ascoltiamo l’esperienza diretta di alcune mamme e papà su come si sono preparati al parto e come hanno vissuto questa scelta.

Roberta Galbiati, neomamma

Come si è preparata al parto? Il corso è stato utile?

Testimonianza reale dell’utilità di un corso preparto per future mamme e futuri papà. Ancora di più se integrato da informazioni fornite dal ginecologo e apprese da libri e da Internet.
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Roberta Galbiati, neomamma
Il papà ha partecipato al parto?

La presenza del papà al corso preparto è utile per vivere una bella esperienza di coppia. In genere il papà è la parte razionale della coppia e si integra bene con l’emotività della donna. 
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Una coppia in attesa del secondo figlio e un’altra mamma in attesa

Dalla testimonianza diretta capiamo quanto sia utile il corso preparto per portare a casa le risposte a tanti dubbi e per sfatare tanti luoghi comuni sulla gravidanza.
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Scegliere la modalità del parto

Parto in casa, parto in ospedale, parto in casa maternità, con epidurale, con altri metodi di partoanalgesia? Alcuni consigli su come scegliere e con quali criteri.
Dr. Antonio Ragusa, Ginecologo, Responsabile Sala Parto, AO Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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[Lezione 7]

ENTRIAMO NEL VIVO DEL TRAVAGLIO - LA FASE DILATANTE

Diverse tecniche e un buon lavoro di ascolto durante la fase dilatante del travaglio è importante per controllare le contrazioni dell’utero.
Dr.ssa Juanita Bertelli, Ostetrica, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).
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Il lavoro corporeo è utile anche per affrontare in modo più consapevole il dolore?

Scopriamo come il lavoro corporeo, la ginnastica perineale e gli esercizi di Kegel siano utili per affrontare il dolore del travaglio e del parto.
Dr.ssa Juanita Bertelli, Ostetrica, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).
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[Lezione 8]

Travaglio, rottura delle acque e contrazioni

Interviste alla Dr.ssa Francesca Ceroni, Ostetrica, Ospedale San Giovanni Bianco, Treviglio (BG).

Le contrazioni: come si riconoscono?

Tutto sulle contrazioni. Come si riconoscono le contrazioni da travaglio attivo e perché talvolta si verificano contrazioni anche in gravidanza.
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La rottura della acque (liquido amniotico)

Rottura delle acque: come si riconosce? Liquido amniotico: a cosa serve? 
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Travaglio: quando è consigliabile arrivare in ospedale?

In caso di contrazioni regolari e dolorose, o in caso di perdita di liquido amniotico è consigliabile recarsi subito in ospedale ?
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Travaglio: che cosa succede appena arrivate in ospedale?

I controlli all’arrivo per il parto in ospedale: monitoraggio cardiotocografico e controllo delle contrazioni dell’utero materno. 
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La cartella ostetrica

Il video ci presenta la cartella ostetrica. Nella cartella ostetrica devono essere riportati anamnesi della donna, abitudini e stili di vita, allergie, patologie, dolori mestruali precedenti e altro.
Dr.ssa Milena Carne, Capo-Ostetrica, Ospedale di Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).
Scarica la cartella ostetrica che viene illustrata nel video »
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Il partogramma

Nel partogramma vengono raccolte tutte le informazioni su travaglio, caratteristiche del liquido amniotico e molti altri parametri di monitoraggio del parto. 
Dr.ssa Milena Carne, Capo-Ostetrica, Ospedale di Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).
Scarica il partogramma che viene illustrato nel video »
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La sala parto e del travaglio attivo

Come si presenta la sala parto di un ospedale. La donna vi entra quando è in travaglio attivo e può avere a disposizione palla, vasca per travaglio in acqua, sgabelli vari e altri strumenti.
Dr.ssa Elisa Mazza,Ostetrica, AO Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
(Per gentile concessione dell’Ospedale Niguarda Cà Granda di Milano).
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La poltrona per il travaglio attivo e il parto

Con la poltrona da parto che ha la liana a cui aggrapparsi la donna può mantenere una posizione verticale che le consente di diminuire il dolore sfruttando la forza di gravità.
Dr.ssa Elisa Mazza, Dr.ssa Elisa Mazza,Ostetrica, AO Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
(Per gentile concessione dell’Ospedale Niguarda Cà Granda di Milano).
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Quali sono i principali metodi in ospedale per alleviare il dolore?

Per alleviare il dolore da parto esistono diversi metodi: posizioni particolari del travaglio, massaggio, acqua, tecniche di rilassamento, agopuntura, epidurale e protossio d’azoto.
Dr.ssa Francesca Ceroni, Ostetrica, Ospedale San Giovanni Bianco, Treviglio (BG).

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Parto indotto: in quali casi viene eseguito?

Quando è opportuno ricorrere al parto indotto? In caso di gravidanze oltre il termine, in presenza di perdita di liquido amniotico senza contrazioni e per altri motivi patologici indicati.
Dr.ssa Francesca Ceroni, Ostetrica, Ospedale San Giovanni Bianco, Treviglio (BG).

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L’episiotomia è sempre necessaria?

C’è indicazione a ricorrere all’episiotomia in caso di anomalie del battito cardiaco del feto, quando si deve applicare una ventosa, in caso di necessità di manovre ostetriche e in altri casi specifici.
Dr.ssa Denise Rinaldo, Ginecologa, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).

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Partorire in partoanalgesia o epidurale

Vantaggi dell’epidurale con i moderni dosaggi di anestetico: prolunga i tempi del travaglio e consente di godere del travaglio e del parto per via vaginale. 
Dr. Antonio Ragusa, Ginecologo, Responsabile Sala Parto, AO Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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Il parto podalico

In Italia si ricorre al taglio cesareo in presenza di parto podalico quando le tecniche di digitopressione, l’uso dell’artemisia (moxa) e altre non sono efficaci. 
Dr. Antonio Ragusa, Ginecologo, Responsabile Sala Parto, AO Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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Cordone ombelicale: è vero che si può donare?

Dopo il parto il sangue del cordone ombelicale può essere donato a banche pubbliche (donazione gratuita eterologa) perché è ricco di cellule staminali.
Dr.ssa Federica Belli, Ostetrica, Ospedale San Giovanni Bianco, Treviglio (BG).
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[Lezione 9]

I giorni subito dopo il parto

Dopo il parto sono frequenti casi di baby blues e di depressione post-partum. E’ un momento molto delicato nella vita di una donna.
Dr. Antonio Ragusa, Ginecologo, Responsabile Sala Parto, AO Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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Qual è il ruolo dell’ostetrica subito dopo il parto?

Le prime ore dopo il parto sono di grande importanza sia per la mamma che per il bambino e sono fondamentali per creare un forte legame affettivo.
Dr.ssa Federica Belli, Ostetrica, Ospedale San Giovanni Bianco, Treviglio (BG).
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Assistenza e dimissioni

Interviste alla Dr.ssa Caterina Galante, Ostetrica, Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.

La gestione della puerpera

Nell’immediato post partum è necessario garantire alla puerpera la giusta assistenza per il controllo delle perdite di sangue (lochiazioni), della pressione sanguigna e di molti altri parametri.
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La dimissione dopo il parto

La dimissione dopo il parto spontaneo e dopo il parto cesareo: la prima avviene in 2a-3a giornata mentre dopo un taglio cesareo la degenza è più lunga.
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Testimonianze dirette

Roberta, una mamma che ha partorito all’Ospedale di Treviglio, ci racconta le prime sensazioni provate dopo il parto. Ascoltatela.

Quali sensazioni si provano subito dopo il parto?

Le prime due ore dopo il parto sono ricche di forti emozioni e fondamentali per il bonding: la sensazione di onnipotenza invade molte donne.
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È vero che il dolore si dimentica subito?

L’esperienza del post-partum di Roberta, una neomamma, che ci racconta se è vero che il dolore del travaglio e del parto si dimenticano subito.
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La valutazione del punteggio di Apgar

Le due ore dopo il parto sono ore importanti nella vita del bambino: viene pesato, viene calcolato il punteggio di Apgar e poi si favorisce il contatto skin to skin (pelle a pelle) con la mamma.
Dr.ssa Caterina Galante, Ostetrica, Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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Che cosa succede al bambino subito dopo il parto?

Un pediatra, subito dopo la nascita, valuta tutte le funzioni vitali: funzionalità e attività del cuore, respirazione e tono muscolare del neonato.
Dr. Massimo Menchini, Neonatologo, Primario Patologia Neonatale e Pediatria, Treviglio (BG).
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Che cos’è l’ittero

L’ittero del neonato: cosa è, perché aumenta la bilirubina e quando deve destare preoccupazione.
Dr. Massimo Menchini, Neonatologo, Primario Patologia Neonatale e Pediatria, Treviglio (BG).
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Quando si instaura il legame affettivo tra mamma e bambino?

Il bonding e il legame affettivo mamma-bambino: quando si instaura e perché è così importante.
Dr.ssa Federica Belli, Ostetrica, Ospedale San Giovanni Bianco, Treviglio (BG).
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La pratica skin to skin per il legame affettivo

Il contatto skin to skin (pelle a pelle) favorisce il bonding: perché è importante e quali sono i vantaggi che ne derivano.
Dr.ssa Caterina Galante, Ostetrica, Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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Il taglio cesareo influenza il rapporto affettivo tra mamma e bambino?

Il bonding può essere rallentato quando c’è un parto cesareo ma il recupero dell’affettività può avvenire nei giorni successivi. 
Dr. Luca A. Guastamacchia, Ginecologo, Ospedale S. Giovanni Bianco, Treviglio (BG).
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L’allattamento al seno

L’importanza dell’allattamento al seno e i suoi molteplici benefici: favorisce la crescita e lo sviluppo del neonato, ci sono meno allergie e malattie infiammatorie ecc.
Dr. Antonio Ragusa, Ginecologo, Responsabile Sala Parto, AO Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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Lezioni in diretta

Spezzoni di una lezione sull’allattamento tenuta prevista nel corso di preparazione al parto organizzato dalla Dr.ssa Simonetta Peddis Ostetrica, responsabile dei corsi di preparazione al parto presso l’Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.

L'allattamento al seno

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Che cosa contiene il latte materno

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Il numero delle poppate

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L’allattamento artificiale

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Dal colostro al latte definitivo

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Quanto dura una poppata

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Come si attacca il bambino al seno?

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Che cos’è la mastite?

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La temperatura durante l’allattamento

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Lezioni in diretta

Lezioni con Ilaria Brembilla, Puericultrice, Ospedale Treviglio-Caravagglio, Treviglio (BG).

Il cambio del pannolino

Quando fare il cambio del pannolino? Prima di ogni poppata in modo che l’allattamento sia tranquillo; non cambiare mai il bambino quando è attaccato al seno.
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La medicazione del cordone ombelicale

Quando si fa la medicazione del cordone ombelicale è opportuno osservare che non ci siano secrezioni, arrossamento e odore sgradevole. Ripetere 3 volte al giorno.
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[Lezione 10]

Il ritorno del ciclo

Quando una donna allatta, la comparsa del ciclo avviene più tardi però attenzione che l’allattamento al seno non protegge da possibili gravidanze.
Dr. Alessandro Svelato, Ginecologo, Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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La ferita chirurgica dopo il parto cesareo

Dopo il parto cesareo, la ferita deve essere tenuta asciutta quindi si deve evitare la doccia. I punti di sutura vengono tolti in genere dopo 7 giorni.
Dr. Alessandro Svelato, Ginecologo, Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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Le perdite di sangue (lochiazioni) dopo il parto

Le lochiazioni, le normali perdite di sangue che si presentano dopo il parto naturale o il taglio cesareo tendono a diminuire progressivamente fino a sparire entro 20-30 giorni.
Dr. Alessandro Svelato, Ginecologo, Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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È normale sentirsi molto spossate dopo il parto? Quanto durerà?

Dopo il parto è assolutamente normale avvertire un senso di stanchezza e di spossatezza. E’ consigliato parlare con il ginecologo se sono presenti altri sintomi.
Dr. Luca A. Guastamacchia, Ginecologo, Ospedale S. Giovanni Bianco, Treviglio (BG).
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Quali sono i principali controlli post partum?

Esami da eseguire dopo il parto: pap test, mammografia, ecografia transvaginale utile per vedere se ci sono residui post partum.
Dr. Luca A. Guastamacchia, Ginecologo, Ospedale S. Giovanni Bianco, Treviglio (BG).
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Che cosa si intende per depressione post-partum. Tutte le donne ne soffrono?

La depressione post partum non è il baby blues. Quest’ultimo è molto più frequente e diminuisce spontaneamente nelle prime settimane dopo il parto.
Dr.ssa Denise Rinaldo, Ginecologa, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).
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Testimonianze dirette

Roberta Galbiati, una neomamma che ha partorito all’Ospedale di Treviglio, ci racconta la sua esperienza una volta rientrata a casa. Ascoltatela.

Ha avuto dei momenti di malinconia dopo il parto?

Cos’è il baby blues che si presenta spesso con la caduta degli ormoni della gravidanza? Lo caratterizzano lacrime facili, sbalzi di umore repentini e frequenti malinconie.
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Come ci si sente dopo questa meravigliosa esperienza? Diverse, più ricche?

Il parto arricchisce significativamente una donna che si sente più ricca, più matura e più responsabile, senza per questo cambiarne la personalità.
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Ha qualche consiglio da dare alle altre mamme?

Un’esperienza da mamma a mamma. Roberta Galbiati ci racconta come ha vissuto con intensità la sua gravidanza, il travaglio e il parto.
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Benessere e principali controlli del neonato nei primi mesi

L’allattamento aiuta a garantire una crescita costante del neonato (20-30 gr al giorno) e questo buon accrescimento è il principale indice di benessere del piccolo.
Dr. Massimo Menchini, Neonatologo, Primario Patologia Neonatale e Pediatria, Treviglio (BG).
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Testimonianze dirette

Roberta, una mamma che ha partorito all’Ospedale di Treviglio, ci racconta come si è organizzata una volta tornata a casa con Achille, il suo primo bimbo. Un’esperienza coinvolgente.

Una volta a casa è difficile organizzarsi? Chi vi ha dato una mano?

Il ritorno a casa con il neonato e l’organizzazione che ne deriva sono aspetti cruciali: le prime 2 settimane dopo il parto sono difficili e richiedono molti sforzi per adattarsi ai nuovi ritmi. 
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È stato difficile iniziare ad allattarlo?

Continuare l’allattamento quando si torna a casa può essere non facile, per questo motivo può essere utile l’aiuto di un’ostetrica o di associazioni specifiche.
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Come avete affrontato le prime coliche?

Le coliche del neonato sono frequenti e sono uno dei problemi più difficili da affrontare da parte dei nuovi genitori. Fortunatamente non si verificano sempre, come nel caso di Roberta.
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Come avete creato il legame affettivo con il bambino?

Il legame affettivo mamma-bambino è molto personale e ogni mamma ha un suo modo per coltivarlo e per sfruttare ogni momento di tenerezza. Come si crea una volta a casa?
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Quali sono i principali consigli per l’igiene intima della puerpera?

Consigli per una corretta igiene intima e personale della puerpera: lochiazioni, cambio di assorbenti postparto, uso del detergente intimo.
Dr.ssa Federica Belli, Ostetrica, Ospedale San Giovanni Bianco, Treviglio (BG).
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L’igiene personale

Il consiglio per l’igiene intima da parte del ginecologo. Alla dimissione spesso viene consigliato un detergente a base di clorexidina.
Dr. Alessandro Svelato, Ginecologo, Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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La cura del seno dopo il parto

La cura del seno nel post partum e i consigli dell’ostetrica: cosa fare in caso di infezione, ingorgo mammario, mastite. Inoltre quale reggiseno per l’allattamento è più indicato?
Dr.ssa Francesca Sinatra, Ostetrica, Ospedale Treviglio-Caravaggio, Treviglio (BG).
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Perché la rieducazione del perineo è così importante per la puerpera?

Il recupero della tonicità del pavimento pelvico: utilità degli esercizi di Kegel e la ginnastica perineale.
Dr.ssa Federica Belli, Ostetrica, Ospedale San Giovanni Bianco, Treviglio (BG).
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Il ritorno a casa

Dopo il parto il ritorno alla vita normale, ai propri ritmi, allo sport deve avvenire gradatamente e dolcemente. E’ utile ritagliarsi anche spazi da dedicare a se stesse e al riposo.
Dr. Alessandro Svelato, Ginecologo, Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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La ripresa dei rapporti dopo il parto

Rapporti sessuali dopo il parto e il consiglio del ginecologo: prima di riprendere la normale vita sessuale è utile effettuare un controllo ginecologico dopo 30-40 giorni dal parto.
Dr. Antonio Ragusa, Ginecologo, Responsabile Sala Parto, AO Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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La contraccezione dopo il parto

La contraccezione dopo il parto: prima di riprendere l’attività sessuale è utile chiedere consiglio al ginecologo su qual è il metodo contraccettivo più appropriato anche in caso di allatamento.
Dr. Antonio Ragusa, Ginecologo, Responsabile Sala Parto, AO Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano.
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Testimonianze dirette

Roberta, continua il racconto della sua esperienza vissuta con grande intensità. Ascoltatela.

Dopo il parto, è stato importante crearsi uno spazio per sé e... per voi?

Dopo il parto, la donna non deve trascurare se stessa e deve sempre ritagliarsi dello spazio per sé e per la coppia e stimolare momenti romantici di intensità e di complicità con il partner.
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Come ci si sente dopo questa meravigliosa esperienza? Diverse, più ricche?

La nascita di un bambino non deve condizionare la vita sociale della coppia, anche in caso di allattamento al seno.
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Infografiche

[Lezione 1]

Obiettivi, finalità e vantaggi di un corso di preparazione al parto

Varie tipologie di corsi di preparazione al parto: metodi passivi e metodi attivi...

Esistono varie tipologie di corsi di preparazione al parto, quelli che utilizzano METODI PASSIVI, ovvero che negano il dolore (per es il Training Autogeno) e quelli che utilizzano i METODI ATTIVI, che si basano sull’accettazione del dolore attraverso l’uso delle risorse esterne e interiori della donna (per es: Stretching, Acquaticità, Yoga...). Clicca qui
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[Lezione 2]

La postura corretta per stare meglio

Correggere le posizioni sbagliate

Con l’avanzare della gravidanza, la postura diventa sempre più importante per il proprio benessere. Cercate di stare in piedi in posizione diritta come se la testa fosse tirata verso l’alto da un filo immaginario, allineando il corpo lungo una linea retta che va dal vertice della testa alla zona pelvica e al perineo fino ai piedi. Clicca qui

Come cambia il corpo in gravidanza

Una serie di significative infografiche per seguire mese per mese, settimana per settimana lo sviluppo della gravidanza: scoprire come cambia in corpo della donna e le fasi più importanti dello stadio di crescita del feto e del bambino nel corso dei 9 mesi.


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Durante il 1° TRIMESTRE l’ovulo fecondato dallo spermatozoo si impianta nell’utero della donna e si trasforma in un EMBRIONE. Al termine di questi 3 mesi diventa un piccolo essere umano, con tutti gli organi principali già formati. Il periodo iniziale è il più a rischio. Poiché i suoi organi si stanno formando, il feto è più sensibile a tutti i fattori che potrebbero essere nocivi (farmaci, infezioni, ect). Sebbene dall’esterno non si noti nulla, la donna capisce che qualcosa sta cambiando nel suo corpo e potrà anche avvertire alcuni sintomi (nausea, stanchezza e altri). Clicca qui
Il 2° TRIMESTRE è un periodo di crescita e sviluppo incessanti, prima cervello e sistema nervoso, poi rapido accrescimento di corpo, arti e più lentamente testa. Tutti gli apparati del corpo sono formati, ma il feto non è ancora in grado di sopravvivere al di fuori dal grembo materno. La gravidanza comincia a vedersi, in compenso i disturbi del primo trimestre si attenuano fino a sparire. In genere, intorno al 5° mese si riesce ad avvertire il primo movimento del feto ma anche prima per le mamme alla 2° o alla 3° gravidanza. Clicca qui
Il 3° TRIMESTRE è un periodo di maturazione e rapida crescita. Alla 40° settimana il feto è in grado di vivere in modo autonomo perché tutti i suoi organi sono formati in modo completo; nella maggior parte dei casi si posiziona già per poter uscire dal canale del parto. Il peso del feto può causare stanchezza e mal di schiena nella madre. Le mammelle cominciano a produrre il primo latte (colostro) con cui la neomamma nutrirà il suo bambino nei giorni immediatamente successivi alla nascita. Se non si ha ancora partorito al termine del trimestre, alla 42° settimana il travaglio viene indotto. Clicca qui
Come cambia il corpo durante la gravidanza, trimestre per trimestre.
1˚ trimestre - mesi 1-3 / settimane 1-12
2˚ trimestre - mesi 4-6 / settimane 13-26
3˚ trimestre - mesi 7-9 / settimane 27-40



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Il calendario degli esami e delle visite durante la gravidanza

1° trimestre
Fino alla 12° settimana + 6 gg
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2° trimestre
Dalla 13° alla 27° settimana + 6 gg
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3° trimestre
Dalla 28° settimana al termine della gravidanza
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Il calendario completo
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[Lezione 4]

La cura del seno

Esercizi di Hoffmann per la protusione del capezzoli

I capezzoli richiedono una cura particolare per prepararli alla suzione del bambino: se sono piatti o retratti, è utile sin dai primi mesi cercare di estrofletterli manualmente, afferrando la base con il pollice e l’indice (esercizi di Hoffman). Clicca qui

Le attività fisiche e sportive consigliate, consentite e da evitare

Visualizza la scheda per conoscere nel dettaglio quali attività fisiche o sportive sono consigliate, consentite e quali vietate in gravidanza. In ogni caso è utile usare il buon senso e fermarsi subito quando ci si sente stanche, affaticate o non si percepisce una sensazione di benessere. Clicca qui

Piccoli esercizi per le caviglie per evitare il ristagno venoso

Caviglie gonfie in viaggio o al lavoro

Quando si sta a lungo in posizione seduta come durante un viaggio o in ufficio, o fa molto caldo, il sangue venoso di gambe e caviglie tende a ristagnare e il ritorno venoso rallenta provocando sensazione di pesantezza, crampi, prurito e gonfiori alle caviglie e alle gambe. Per combatterli puoi bagnare un fazzoletto con acqua e rinfrescarti le caviglie; inoltre, alzati spesso per riattivare la circolazione ed esegui dei semplici esercizi che puoi fare durante un viaggio lungo in aereo, in treno o in auto ma – perché no – anche nel proprio luogo di lavoro. Sono molto semplici e discreti ma efficaci. Clicca qui
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[Lezione 5]

Migliorare la relazione affettiva mamma-bambino

Piccole pratiche quotidiane

Se il bambino scalcia e si agita più del solito, sedetevi in un luogo appartato e comodo e provate a tranquillizzarlo. Massaggiatevi l’addome, fatelo piano e con dolcezza, per armonizzare corpo e spirito; prenderete coscienza del vostro corpo e delle sue parti, ridurrete le tensioni muscolari. Associato alla respirazione profonda che avrete imparato al corso preparto, il massaggio rilassa e favorisce il contatto sensoriale con il bambino. Clicca qui

Coltivare una relazione madre-figlio di qualità già nella vita prenatale

Una selezione di libri scelti per voi

Abbiamo raccolto una selezione di libri che possono aiutarvi a comunicare con il vostro bambino già nell’attesa per coltivare il legame affettivo che vi legherà a lui per tutta la vita.
Cercate quello che fa per voi e leggetelo insieme al papà. Clicca qui
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[Lezione 7]

Acquagym: ideale in gravidanza e per prepararsi al parto

Due esercizi molto tonificanti che possono essere eseguiti anche dalle future mamme che non sanno nuotare. Clicca qui

Perineo (pavimento pelvico)

I muscoli del perineo sostengono gli organi della regione perineale. Sono disposti in due gruppi principali secondo uno schema che definisce un otto immaginario intorno all’uretra, alla vagina e all’ano. Essendo sovrapposti, gli strati di muscoli raggiungono nel perineo lo spessore maggiore. Clicca qui

Esercizi di Kegel

Gli esercizi di Kegel, dal nome del medico che riconobbe l’importanza dei muscoli perineali, una volta acquisita la tecnica, possono essere eseguiti ovunque e in qualunque posizione (semisedute, sedute, in piedi, accovacciate, supine con le ginocchia flesse, mentre camminate, sul tram etc.).

Esercizi che elasticizzano il perineo

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Esercizi che rilassano il perineo

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Esercizi della spinta sul perineo

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Esercizi per mantenere il seno tonico

Per mantenere la tonicità del seno anche dopo il parto è bene, come sempre, pensarci prima e allenare i muscoli pettorali che lo sostengono. Non ci vuole molto: bastano 5 minuti tutti i giorni con esercizi facili da fare. Ma ne varrà la pena. Clicca qui

Esercizi di preparazione al parto attivo ispirati allo yoga e allo stretching

Durante il corso di preparazione al parto e tutto il percorso nascita vengono proposti una serie di esercizi e di posizioni da utilizzare da parte della donna (e/o della coppia) come veri e propri strumenti di benessere per affrontare meglio il travaglio-parto e la respirazione profonda e addominale, con espirazione prolungata e vocalizzata. Clicca qui
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[Lezione 8]

La tecnica della visualizzazione

Da alcuni anni utilizzata anche nella preparazione al parto

La visualizzazione è una tecnica di rilassamento efficace, semplice ed estremamente flessibile, che si accompagna alla respirazione lenta, regolare e profonda e che ci mette in contatto con il nostro “panorama” interiore, con il nostro immaginario. È uno strumento che facilita l’interazione continua tra mente e corpo, facendo affiorare l’incredibile deposito di immagini interne acquisite e di reazioni e risposte. Clicca qui

Le posizioni per il travaglio. Mamme e papà si raccontano

A ciascuna la sua

Durante il travaglio attivo è possibile assumere diverse posizioni. Molte donne trovano utile muoversi nella prima fase e poi provare una delle posizioni alternative a quella classica supina durante il parto, perché spesso vengono ritenute migliori e più confortevoli. Alcune donne ci hanno detto di aver preferito sedersi sul lettino con la schiena sostenuta da cuscini, altre hanno scelto di inginocchiarsi, accovacciarsi con o senza l’ausilio di uno sgabello da parto. Abbiamo raccolto le varie testimonianze in una scheda per voi. Clicca qui

Le domande più frequenti

[Lezione 1]

1. I corsi preparto sono gratuiti? Dove si svolgono?

I corsi di preparazione al parto (“corsi di accompagnamento alla nascita”) organizzati dalla propria ASL di riferimento sono del tutto gratuiti e si svolgono in genere presso i reparti maternità degli ospedali o presso i consultori di zona. I corsi che vengono organizzati da enti privati sono a pagamento. La durata dei corsi dipende dalla singola struttura e dalla singola ostetrica responsabile del programma di ciascun corso.

2. Quando inizia in genere un corso di preparazione al parto?

La maggior parte degli ospedali organizza ciclicamente dei corsi: ci si può informare presso la struttura stessa o chiedendo al proprio ginecologo o all’ostetrica che vi seguirà. In genere si raccomanda di parteciparvi tra la 26° settimana e la 30° settimana ma dipende da struttura a struttura. È importante frequentare tutte le sedute soprattutto quelle previste sul travaglio e sulle tecniche per affrontare il dolore. Non mancate neppure quando si visiterà tutta l’area dedicata al travaglio, al parto e al postparto: è molto importante per acquisire familiarità con l’ambiente dove verrà alla luce vostro figlio, soprattutto se si tratta del primo.

3. Al corso preparto può partecipare anche mio marito?

Ormai in quasi tutti i corsi preparto si promuove la partecipazione della coppia e si organizzano anche incontri specifici per i papà. Incoraggiate il vostro partner a parteciparvi, è sicuramente utile che conosca e sia ben consapevole fin dall’inizio di quale ruolo prezioso può svolgere per sostenervi e per vivere appieno insieme a voi questa esperienza unica. Sono molti i papà che hanno iniziato titubanti e che si sono poi rilevati molto partecipativi e più avidi di informazioni.

4. Durante il corso si possono fare tutte le domande possibili?

Assolutamente sì. Durante il corso è possibile sciogliere ogni dubbio e confrontare il proprio vissuto e i propri timori con altre donne e coppie che stanno vivendo la stessa esperienza. Spesso sono proprio i piccoli problemi quotidiani a preoccupare di più: parlarne insieme serve a sciogliere le preoccupazioni e ad affrontare gli ultimi mesi di gravidanza con maggiore serenità. Provate a leggere quello che dicono le donne e le coppie che abbiamo ascoltato.
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[Lezione 2]

1. È proprio necessario andare dal ginecologo ogni mese?

Se tutto procede bene non è indispensabile andare ogni mese, tuttavia molte mamme ci hanno detto che la visita mensile le fa stare più tranquille e ci sono sempre tante domande da fare: l’incontro con il ginecologo diventa un momento di riferimento per sciogliere qualsiasi dubbio e vivere più serenamente la gravidanza.
Come riportato nel Calendario delle Visite e degli esami, si consiglia di routine la prima visita dal ginecologo al 2° mese di gravidanza. Al 3° mese, durante la visita verrà effettuata la 1a ecografia utile per verificare la presenza della gravidanza in utero, il battito cardiaco fetale, e stabilire la corretta datazione della gravidanza e quindi della data presunta del parto.

2. Che cosa si intende per settimane di amenorrea?

Le settimane di amenorrea (mancanza di mestruazione) esprimono il numero di settimane a partire dal primo giorno delle ultime mestruazioni. Per convenzione infatti la gravidanza si fa partire dall’ultimo ciclo mestruale.
Per settimane di gravidanza si intende invece il numero di settimane a partire dal giorno in cui avete concepito il vostro bambino. Perché si fa spesso questa distinzione? Perché gli spermatozoi, dopo un rapporto sessuale, possono vivere fino a cinque giorni nell’accogliente habitat dell'utero: questo significa che il concepimento (il momento in cui siete rimaste incinte) può avvenire anche in un giorno diverso – per quanto vicino – rispetto a quello del rapporto sessuale.
In via teorica ci sono 2 settimane di differenza tra le settimane di amenorrea e quelle di gravidanza: questo perché l’ovulazione (e quindi il concepimento) avviene a metà ciclo (considerando un ciclo di lunghezza regolare di 28 giorni) e quindi 14 giorni dopo l’inizio delle perdite mestruali. Ovviamente si tratta solo di un calcolo teorico perché non tutte le donne hanno cicli regolari: alcune ovulano all’inizio o alla fine del ciclo. Sempre come riferimento teorico, una gravidanza a termine dura circa 39 settimane di gravidanza quindi 41 settimane di amenorrea o 280-285 giorni (dieci cicli lunari da 28 giorni).

3. Alle visite è meglio andare da sole o accompagnate?

Dipende soprattutto da voi e dalle vostre abitudini. Se preferite andare da sole in modo da chiedere tutto ciò che volete senza imbarazzi siete libere di farlo. Potete anche chiedere al futuro papà, alla mamma o a un’amica di accompagnarvi e poi di aspettarvi in sala d’ aspetto. C’è chi invece preferisce affrontare ogni momento insieme al partner, anche la visita, in modo da coinvolgerlo in questa meravigliosa avventura. Alcune dichiarano di sentirsi più sicure con il compagno o marito al proprio fianco anche parlando con il ginecologo. È anche un modo per coinvolgerlo e per condividere le impressioni ed emozioni di entrambi soprattutto al momento dell’ecografia. Secondo l’esperienza delle ostetriche e dei ginecologi coinvolti per questo corso, la presenza del futuro papà, quando partecipativo e consapevole, può essere molto positiva per rassicurare la donna soprattutto quando è particolarmente ansiosa. Inoltre ascoltare in due le informazioni e le indicazioni che vengono fornite assicura una maggiore ricezione e consente ad entrambi di fare domande magari da punti di vista diversi e questo intreccio si rivela costruttivo per la serenità della gravidanza.

4. Soffro di nausee mattutine. Dovrò rassegnarmi per tutta la gravidanza?

Le nausee appena sveglie interessano 7 donne su 10 e nella maggior parte dei casi cominciano a ridursi verso la fine del primo trimestre per sparire del tutto entro la 14a settimana.
Tuttavia, in un numero ridotto di donne, il sintomo continua per tutta la durata della gravidanza. Sebbene non se ne conosca la causa determinante, si ritiene che i bassi livelli di zuccheri nel sangue, l’aumento delle secrezioni biliari e gli accresciuti livelli di estrogeni e ormone hCG possano giocare un ruolo fondamentale.

5. A che cosa servono gli esami del sangue e delle urine?

Servono entrambi a controllare lo stato di salute generale e quindi affrontare con più serenità la gravidanza anche perché non tutte le donne sono abituate a controllarsi regolarmente con un esame del sangue periodico e quindi è consigliabile fare il punto sui parametri principali di buona salute.
L’esame del sangue serve anche per confermare o stabilire se non lo si conosce il proprio gruppo sanguigno, verificare lo stato delle proprie difese immunitarie nei confronti di alcune malattie importanti come la toxoplasmosi, la rosolia, l’HIV, l’epatite C, la sifilide).
L’esame delle urine consente di valutare anche la presenza o meno di glucosio (glicosuria) o di proteine (proteinuria). La presenza di uno e dell’altro può essere rispettivamente un campanello d’allarme di diabete e di pre-eclampsia che vanno tenuti sotto controllo dal proprio medico. Senti quanto afferma a questo proposito ilDott. Claudio Crescini, Direttore U.O. Ostetricia e Ginecologia Ospedale di Treviglio (BG), Direttore Dipartimento Materno Infantile.

6. Perché devo ripetere più volte il test per la toxoplasmosi se non l’ho mai avuta?

La presenza di toxoplasmosi può determinare aborto spontaneo e causare numerose malformazioni fetali. Il suo controllo periodico è davvero raccomandabile anche se non si ha mai avuto l’infezione.
I rischi legati ad essa non sono gli stessi nell’arco di tutta la durata della gravidanza. Durante il 1° trimestre è più difficile contrarla ma è molto pericolosa se dovesse capitare, perciò non val la pena di rischiare. Nelle ultime settimane aumenta il rischio di poterla contrarre ma le conseguenze sono meno gravi.

7. Come funziona l’ecografia?

L’ecografia è una tecnica che sfrutta gli ultrasuoni tra 2 e 18 MHz. L’esame viene condotto premendo sulla pelle con una sonda (trasduttore), che contiene un cristallo che trasmette gli ultrasuoni e un microfono per registrare l’eco di ritorno prodotto dalle onde che rimbalzano su elementi solidi come organi od ossa.
Queste immagini vengono elaborate da un computer che produce un’immagine bidimensionale in tempo reale (quella che i futuri genitori vedono durante l’esame) dove i tessuti molli, come le mucose o le aree vuote come gli occhi o le camere del cuore, appaiono neri mentre i tessuti più duri e compatti, come le ossa o i muscoli, appaiono bianchi.
Si tratta di una tecnica sicura e indolore utilizzata per i controlli prenatali di routine. Una tecnologia simile, l’ecodoppler, si utilizza per analizzare sostanze in movimento, per esempio il flusso sanguigno nel feto o nella placenta. Recenti progressi tecnologici permettono di costruire immagini ecografiche in 3D o addirittura in 4D del feto sempre attraverso l’utilizzo degli ultrasuoni.

8. Che cosa può dirci l’ecografia sulla crescita del feto?

L’ecografia può fornire numerose informazioni di base, per esempio, sesso, dimensioni e età del feto, la sua posizione e quella della placenta all’interno dell’utero materno, se la gravidanza è gemellare.
L’ecografia può anche rilevare potenziali problemi come la placenta previa o anomalie nella crescita fetale. Muovendo la sonda, l’operatore può indirizzare gli ultrasuoni per ottenere immagini specifiche in grado di fornire informazioni utili.

9. Quante ecografie servono nei 9 mesi di gravidanza?

In base alle più recenti raccomandazioni del Ministero della Salute, le ecografie importanti – e riconosciute dal Sistema Sanitario Nazionale – sono tre, una per ogni trimestre (vedi Calendario degli esami e delle visite).
Se effettuate quando raccomandate dal vostro ginecologo sono in grado di fornire tutte le informazioni utili. Farne di più non ha di per sé alcun valore diagnostico, a meno che – naturalmente – lo specialista che vi segue non ritenga opportuno un monitoraggio più frequente della crescita fetale.

10. Quando si fa la prima ecografia?

La prima ecografia si effettua in genere nel 3° mese di gravidanza, entro la 12a settimana: questo è infatti il periodo migliore per datare il concepimento e stabilire il termine previsto della gravidanza e quindi la data presunta del parto con una buona approssimazione grazie al calcolo della lunghezza cranio-caudale (CRL) del feto.
Ciò è possibile in quanto le dimensioni fetali iniziano a variare da caso a caso solo nella seconda parte della gravidanza. Mani e piedi si possono già osservare così come i fluidi nello stomaco e nella vescica; si vede (e si sente) molto bene anche il cuore che batte. Se si tratta di due o più gemelli (gravidanza multipla) è possibile determinare il numero di sacchi amniotici e di placente.

11. Che differenza c’è tra un’ecografia classica e un’ecografia 3D o 4D?

L’ecografia classica è bidimensionale (2D) e in termini di affidabilità e accuratezza rimane il metodo di scelta grazie anche alla sua innocuità. L’ecografia tridimensionale (3D) ha un valore diagnostico per il medico solo quando si voglia approfondire un sospetto evidenziato dalla bidimensionale. La stessa considerazione vale per l’ecografia 4D, una tridimensionale in movimento. Consente di vedere il bambino quando si muove e in certe circostanze rende più facile far capire ai futuri genitori eventuali problemi sorti durante la gravidanza, ma non offre dal punto di vista medico ulteriori informazioni. In caso siano i genitori a richiedere di propria iniziativa una eco 3D o 4D (con DVD incluso) l’esame è a pagamento.

12. Come si ottengono ecografie 3D?

Grazie a particolari macchinari, la moderna tecnologia computerizzata (surface rendering) riesce oggi ad ottenere immagini di un feto tridimensionali e molto dettagliate ottenute combinando tra loro una serie di “scatti” bidimensionali.
La terza dimensione – la profondità – utilizzata in questo tipo di esame permette di vedere con maggiore chiarezza la forma del feto. Questo esame, per quanto molto spettacolare, dovrebbe essere utilizzato soltanto in caso di dubbi di anomalie evidenziati dalla ecografia 2D.

13. Che cosa si intende per ecografia “morfologica”?

È la seconda ecografia prevista dal SSN ed è la più importante della gravidanza. Si esegue in genere tra la 19a e la 22a settimana (5° mese) e permette di esaminare la morfologia fetale ovvero la forma di tutti gli organi, dalla testa ai piedi e di rilevare eventuali anomalie strutturali.
Qual è la differenza rispetto alla prima ecografia? La differenza principale è che si è in una fase più avanzata e quindi il feto è cresciuto e i suoi organi sono ormai sviluppati e si vedono meglio. A questo stadio è possibile verificare; per esempio, che il cuore abbia quattro camere, che il battito cardiaco sia regolare e che gli organi interni crescano regolarmente. Poiché il feto si muove spesso, non sempre è possibile effettuare tutti i controlli durante l’esame. L’ecografia morfologica che si esegue di routine è considerata di 1° livello, in caso vi siano sospetti diagnostici, il ginecologo richiederà un’ecografia di 2° livello (che va eseguita in centri specializzati e da personale qualificato) che consente un maggior approfondimento.

14. Che cosa sono i test di screening per valutare lo sviluppo del feto?

Con questo termine, test di screening, si intendono tutti i test - non invasivi ed invasivi -, che possono essere effettuati nel 3° - 4° mese di gravidanza per valutare lo sviluppo del feto e l’eventuale presenza di anomalie cromosomiche o geniche.
Alcune anomalie, infatti, possono essere rilevate con una semplice ecografia, altri richiedono un prelievo di sangue, per misurare i livelli di determinati ormoni o proteine. Quando il rischio è particolarmente alto vengono consigliate analisi più invasive, come la villocentesi al 3° mese oppure l’amniocentesi al 4° mese di gravidanza.

15. Che cosa si intende per “falso positivo” di un test di screening?

Un “falso positivo” è un risultato che in apparenza indica un alto rischio di presenza di un’anomalia fetale e che invece risulta sano da indagini successive più approfondite.

16. Dove si eseguono villocentesi e amniocentesi? Sono test dolorosi?

Villocentesi e amniocentesi si eseguono abitualmente in ambulatorio e senza anestesia. Dopo aver fatto sdraiare la donna, il medico crea un campo sterile sul suo addome.
Sotto una guida ecografica, inserisce poi un ago, lungo e molto sottile, attraverso la parete addominale e aspira il tessuto richiesto (placenta, liquido amniotico). Il prelievo dura pochi minuti; la donna può recarsi subito a casa dove dovrà rimanere a riposo per almeno 24 ore. Il campione prelevato viene inviato al laboratorio ove i tecnici provvedono a riprodurre le cellule in un numero sufficiente per poter esaminare i cromosomi e l’eventuale presenza di alterazioni. Il dolore provocato dall’inserimento dell’ago è simile a quello di una qualsiasi iniezione; talvolta può capitare che nelle prime ore successive all’esame la donna avverta un dolore sordo, simile a quello delle perdite mestruali: è in genere di lieve entità e scompare da solo. In caso contrario va contattato il proprio ginecologo.

17. Quando si fa la villocentesi?

La villocentesi è un esame invasivo di diagnosi prenatale che si esegue quando c’è un alto rischio di patologie genetiche o cromosomiche per l’età avanzata della madre (dopo i 35 anni) o storia familiare. La villocentesi viene effettuata durante il terzo mese, tra la 10a e la 12a settimana di gravidanza, più avanti si preferisce praticare l’amniocentesi.
La villocentesi consiste in un prelievo di un minuscolo campione di villi coriali (frammenti di tessuto della placenta), introducendo nell’addome della madre un ago lungo e molto sottile; il campione viene sempre prelevato lontano dalla zona di inserzione del cordone ombelicale. Il controllo ecografico garantisce il posizionamento preciso e sicuro dell’ago. Dopo il prelievo, il campione viene inviato in laboratorio dove verrà analizzato. La mamma può tornare a casa e dovrà osservare un periodo di riposo di almeno 24 ore.

18. Che cos’è e come si esegue l’amniocentesi?

L’amniocentesi è un esame di diagnosi prenatale utile per valutare il rischio di anomalie fetali. L’amniocentesi può essere condotta dalla 15° settimana di gravidanza (di solito la si esegue tra la 15° e la 16° settimana) e in genere la eseguono le donne che presentano un rischio maggiore, rispetto alla media, di dare alla luce un bambino con anomalie genetiche (Sindrome di Down e altre; età della madre > 35 anni; storia familiare).
L’esame prevede il prelievo e l’analisi di un campione di liquido amniotico dall’utero. Nell’addome della donna viene inserito un ago molto sottile e lungo, verificandone la corretta posizione con l’aiuto di una sonda ecografica. Il fluido prelevato contiene le cellule della pelle del feto e il materiale genetico che sarà inviato e analizzato in laboratorio. L’amniocentesi è in grado di rilevare in modo preciso il numero di cromosomi delle cellule fetali, oltre al sesso del nascituro. Eseguita in uno stadio più avanzato della gravidanza, l’amniocentesi può confermare la maturità dei polmoni fetali e/o rilevare la presenta di infezioni fetali.

19. Che rischi comporta l’amniocentesi?

Il prelievo di liquido amniotico, anche se effettuato nelle migliori condizioni di sicurezza e da personale con grande esperienza, comporta un rischio di aborto che si aggira intorno allo 0.5-1% (come per la villocentesi). Per questo la decisione di sottoporsi a questo esame va presa con la massima consapevolezza da parte di entrambi i futuri genitori.
Il rischio di aborto spontaneo è maggiore dopo 8-10 giorni dal prelievo e può manifestarsi con dolori, perdite di sangue o di liquido. Se accusate anche uno solo di questi sintomi chiamate immediatamente il vostro ginecologo o andate al pronto soccorso. Non sempre, tuttavia, l’aborto si preannuncia con sintomi.

20. Amniocentesi e villocentesi sono a pagamento?

Nelle strutture private, entrambe sono a pagamento; nelle strutture pubbliche per le donne di età superiore a trentacinque anni o che abbiano un rischio aumentato di patologie cromosomiche l’esame è gratuito.

21. Il colloquio con l’anestesista è importante anche se non si fa l’epidurale?

Fare il colloquio può essere utile in qualsiasi caso perché potreste cambiare idea durante il travaglio: in quel caso avere già a disposizione i vostri dati rende tutto più semplice.
Lo stesso motivo vale in caso di cesareo d’urgenza: avere già i dati a disposizione facilita le cose. L’anestesista che incontrerete non sarà necessariamente quello che assisterà durante il parto ma è comunque un’occasione per poter chiedere tutto ciò che si desidera in condizioni più lucide di quelle del travaglio in cui sarete più coinvolte. Durante la visita si ricevono informazioni sulle tecniche disponibili nella struttura dove avete deciso di partorire, sarà effettuato un elettrocardiogramma e un prelievo di sangue (se ancora non l’avete fatto) per verificare la capacità di coagulazione del sangue.

22. A che cosa serve la curva glicemica?

La curva glicemica serve per diagnostica l’eventuale insorgenza, durante la gravidanza di diabete gestazionale. Se questa complicanza viene diagnosticata per tempo e tenuta sotto controllo dal medico, la gravidanza può procedere serenamente e senza alcun rischio né per la mamma né per il nascituro.
Il momento più opportuno per eseguire l’esame viene indicato dal ginecologo in base alle necessità individuali della singola mamma. Senti quanto afferma a questo proposito il Dott. Claudio Crescini Direttore U.O. Ostetricia e Ginecologia Ospedale di Treviglio (BG), Direttore Dipartimento Materno Infantile.

23. Sono Rh negativa: è pericoloso?

In passato l’incompatibilità del fattore Rh tra madre e figlio era effettivamente considerata una complicazione grave della gravidanza. Oggi grazie alla disponibilità di esami e terapie diventati di routine, la situazione è facilmente controllabile. Senti quanto afferma a questo proposito il Dott. Claudio Crescini Direttore U.O. Ostetricia e Ginecologia Ospedale di Treviglio (BG), Direttore Dipartimento Materno Infantile.

24. Quando si determina il sesso del bambino?

Il sesso è determinato dallo spermatozoo al momento della fecondazione: se esso contiene un cromosoma Y l’embrione sarà maschio, se contiene un cromosoma X sarà femmina.

25. Come si fa a scoprire il sesso del bambino?

Per chi lo vuole sapere sin dai primi mesi, se l’embrione si trova nella giusta posizione, se chi è esegue l’ecografia è un esperto e se l’ecografo ha un’ottima definizione, il sesso può essere individuato già alla prima ecografia del 1° trimestre (l’embrione deve avere almeno 12 settimane) altrimenti occorre aspettare la 2° ecografia, la morfologica, e sperare sempre che il bambino sia nella posizione adeguata per scoprirlo. Un esito sicuro al 100% è fornito dalle metodiche invasive di diagnosi prenatale, villocentesi e amniocentesi, che analizzano il corredo di cromosomi dell’embrione.

26. Che cosa si intende per gravidanza extrauterina?

Quando l’embrione non si impianta nella cavità dell’utero ma in altre sedi come per esempio in una tuba (come avviene nella maggior parte dei casi) o addirittura nell’addome.
Per ovvi motivi queste gravidanze non possono evolvere e sono pericolose anche per la donna in quanto possono causare gravi emorragie interne.

27. Quando si può scoprire se si aspettano dei gemelli?

Piuttosto presto. Già durante la prima ecografia del 1° trimestre il ginecologo potrà indicare se il parto è gemellare e se i due embrioni condividono lo stesso sacco amniotico e quindi sono monozigoti.

28. Movimenti del feto: quando si sentono?

Il primo movimento si avverte in genere intorno alla 18 a-24a settimana di gravidanza, prima dell’ecografia morfologica. Per entrambi i futuri genitori si tratta sicuramente di una tappa fondamentale della gravidanza: il momento in cui per la prima volta si è consapevoli, si ha la prova concreta che una vita cresce dentro la pancia: è un’emozione indescrivibile e indimenticabile.
All’inizio è una sorta di “sfarfallio”; le donne alla prima gravidanza possono confondere i primi movimenti con il gorgoglio dello stomaco mentre le mamme alla seconda o terza gravidanza possono avvertirlo prima. Ciò è dovuto sia al fatto che conoscono già la sensazione, sia al fatto che essendo l’utero un po’ più sottile, percepiscono più facilmente anche i piccoli movimenti.

29. Che cosa sente il feto nel grembo materno?

Il battito cardiaco della madre, i rumori intestinali e respiratori, il fluire del sangue sono tutti suoni udibili dal feto durante la vita intrauterina.
Il feto distingue con chiarezza la voce della madre rispetto alle altre (il battito cardiaco rallenta quando la sentono); in parte ciò è dovuto al fatto che la sentono più spesso rispetto alle altre ma anche perché il corpo femminile è un ottimo conduttore di suoni e vibrazioni. I suoni arrivano sia dall’interno sia dall’ambiente esterno. L’effetto calmante della voce materna perdura molto forte anche dopo la nascita.

30. Qual è la funzione del cordone ombelicale?

Il cordone ombelicale è una sorta di “ancora” del feto; consente al sangue fetale di circolare nella placenta e tornare al feto arricchito di ossigeno e nutrienti.
Il feto dipende completamente dal cordone ombelicale per la ricezione di nutrienti e ossigeno ma anche per l’eliminazione di tossine, cataboliti e anidride carbonica. Stimolato dai movimenti del feto il cordone ombelicale gradualmente gira su se stesso: si tratta di un meccanismo di protezione che - insieme al rivestimento gelatinoso del cordone (gelatina di Wharton) - gli impedisce di attorcigliarsi intorno a se stesso.
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[Lezione 3]

1. Perché alcune coppie hanno timore a fare l'amore durante la gravidanza?

A rendere la gravidanza un periodo delicato della vita femminile e della coppia contribuiscono non poco le modificazioni emotive e psicologiche di entrambi i partner.
Parlando con alcune coppie che hanno partecipato all’elaborazione di questo corso abbiamo raccolto i motivi più ricorrenti per cui le donne o i loro partner tendono a ridurre l’attività sessuale durante la gravidanza anche se ciò non vale per tutte le coppie.

2. Avere rapporti sessuali in gravidanza può dare fastidio al bambino?

Sia ostetriche che ginecologi concordano che ciò non può avvenire in quanto il feto è ben protetto e isolato nel sacco amniotico. Non può essere disturbato dall’attività sessuale, svolta con la dovuta delicatezza e senza pressioni eccessive. Anzi è opinione comune che anche il bambino potrà beneficiare del piacere che prova la mamma durante l’orgasmo, grazie alla secrezione delle endorfine. Se non è accompagnata da disturbi o complicazioni, la gravidanza crea una condizione molto favorevole all’arricchimento della sessualità di entrambi i partner. Fare l’amore in gravidanza è un’esperienza sempre nuova che può cambiare nell’arco delle settimane ed è essenziale capirne il perché in modo da evitare timori infondati.

3. Quando bisogna evitare i rapporti?

In tutte le situazioni in cui il ginecologo o l’ostetrica li sconsigliano. Le principali controindicazioni sono: perdite di sangue nel primo trimestre o precedenti aborti spontanei; rischio di parto prematuro nei mesi successivi o in gravidanze precedenti; gravidanza gemellare nel terzo trimestre; anomalie della posizione della placenta o infezioni dell’apparato genitale di uno dei due futuri genitori, rottura del sacco amniotico. Naturalmente l’astensione dai rapporti completi non vieta le coccole, le carezze né tutto ciò che può rendere piacevole l’intimità tra i partner.

4. Sono all’inizio della gravidanza e mi sembra che il desiderio sia calato, è così per tutte?

Pur con variazioni da coppia a coppia, durante l’attesa è comune un andamento discontinuo dell’interesse sessuale. In particolare durante il primo trimestre di gravidanza, molte donne manifestano una riduzione temporanea del desiderio soprattutto a causa della stanchezza, delle eventuali nausee, della tensione al seno che le rendono meno inclini ad avere rapporti intimi. In chi non soffre di tali disturbi il desiderio in genere rimane stabile o è anche più intenso rispetto al normale a causa della rivoluzione ormonale in atto che accresce la vascolarizzazione e la sensibilità dei genitali. Anche il turbamento emozionale della scoperta di essere incinta può contribuire a rendere la donna meno incline ai rapporti sessuali soprattutto durante il primo trimestre.

5. Sono al 5° mese e ho molta più voglia di fare l’amore. Come mai?

Soprattutto durante il 2° trimestre di gravidanza le zone erogene (seno e area genitale) sono più irrorate del solito e ciò le rende più turgide e sensibili alle carezze e alle stimolazioni. Durante questi mesi spesso la coppia vive e scopre sensazioni mai provate prima che contribuiranno a rendere ancora più forte il legame che la unisce.

6. Da quando sono incinta l’interesse di mio marito sembra diminuito. È normale?

Non è insolito che il partner sia imbarazzato o turbato dalla presenza del bambino che sta crescendo dentro di voi e dalle progressive modificazioni del corpo femminile. Non perdetevi d’animo: se ha timore di fare del male alla testa del piccolo, rassicuratelo che è del tutto infondato, il bambino è al sicuro nel suo sacco amniotico e il collo dell’utero è chiuso e rappresenta un’ulteriore barriera. Sfoderate tutta la vostra femminilità per fargli apprezzare le vostre nuove rotondità. Alcune donne si sentono molto più desiderabili durante la gravidanza e osano di più. In ogni caso riflettete anche sul fatto che il desiderio del partner può subire delle variazioni durante la gravidanza, alcuni partner diventano più teneri e protettivi e meno passionali. Anche i suoi tempi vanno rispettati. Parlarne insieme è importante.

7. È vero che fare l’amore verso la fine della gravidanza può provocare l’inizio del travaglio?

Le ostetriche consigliano spesso l’attività sessuale proprio nelle ultime settimane in particolare nelle coppie che sono prossime al termine o che l’hanno superato. Effettivamente lo sperma contiene una prostaglandina che stimola le contrazioni dell’utero e che può dare l’avvio alla fase del travaglio; inoltre anche l’orgasmo femminile favorisce le contrazioni uterine: la responsabilità è dell’ossitocina, un ormone secreto per effetto dell’eccitazione sessuale. Vale la pena provare, anche per rendere più piacevoli e sereni gli ultimi giorni di attesa e rafforzare il legame di coppia.

8. Durante l’ultimo rapporto ho avvertito delle contrazioni. Devo preoccuparmi?

L’orgasmo femminile può provocare delle momentanee contrazioni dell’utero che non vanno confuse con quelle del travaglio soprattutto se non si è vicine al termine della gravidanza. Il bambino, protetto nel sacco amniotico, non è disturbato da queste contrazioni.

9. Dopo il parto quanto tempo bisogna aspettare per riprendere l’attività sessuale?

Non c’è una regola valida per tutti, ogni coppia ha i suoi tempi che vanno rispettati. In ogni caso è importante che la ripresa sia graduale. La neomamma deve riprendere l’ energia e la forza fisica dopo il parto e la coppia deve far fronte a tutta una serie di cambiamenti portati dal neonato. In linea di massima è preferibile evitare i rapporti completi almeno nei primi 30-40 giorni dopo il parto in modo da dare al collo dell’utero il tempo di chiudersi completamente, offrendo una maggiore barriera a possibili infezioni. Bisogna anche ricordare che la possibilità di un nuovo concepimento è presente non appena ricompare il ciclo mestruale per cui è necessario adottare da subito un metodo contraccettivo sicuro per evitare una gravidanza indesiderata. A questo proposito è sempre consigliabile rivolgersi al proprio ginecologo prima di prendere qualsiasi decisione.

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[Lezione 4]

1. Ci sono casi particolari in cui si è più a rischio di carenza di folati?

Quando nella dieta in gravidanza, si consumano poche verdure crude e cereali integrali. Tenete presente che con la bollitura le verdure perdono buona parte del contenuto di folati (vitamina B9: solubile nell’acqua); perciò è meglio semplicemente sbollentarle, cuocerle a vapore o – quando possibile – mangiarle crude. I cereali integrali mantengono un contenuto superiore di acido folico rispetto a quelli raffinati (cioè privati di crusca e di germe).
Ci sono anche altre situazioni che aumentano il rischio di carenza di folati, tra queste:
  • Infiammazioni intestinali croniche (per esempio in caso di celiachia non trattata con una dieta senza glutine).
  • Ipotiroidismo.
  • Abuso di fumo di sigaretta ed alcolici.
  • Assunzione di alcuni farmaci per l’epilessia e per le malattie autoimmuni.
  • Carenza di vitamina B12 e zinco.
Se vi riconoscete in una di queste condizioni, fatelo presente al vostro medico curante e/o al vostro ginecologo per avere tutti i consigli adeguati. Prepararsi bene alla gravidanza è importante anche dal punto di vista dell’alimentazione. Anzi, pensate alla gravidanza come un’occasione ideale per poter rivedere alcune abitudini: la motivazione è veramente alta in questo periodo!

2. Come si fa ad aumentare l’introito di ferro?

Alimenti vegetali con un buon contenuto di ferro sono: l’uva, l’avocado, le biete rosse, i semi di girasole, i germogli di erba medica, semi di sesamo, le albicocche. Queste ultime, tra l’altro, migliorano l’assorbimento del ferro.

Da tenere presente
  • L’apporto di vitamina C e acidi organici del succo di limone aumenta l’assorbimento del ferro presente nei vegetali.
  • Caffè, tè ed integratori di crusca riducono l’assorbimento del ferro per il loro contenuto di tannini e fitati.

3. Se si è vegetariane bisogna per forza cambiare dieta?

Se non consumate carne in genere la dieta può non cambiare ma è sempre meglio chiedere consiglio al proprio medico curante o al ginecologo che vi segue durante la gravidanza. L’apporto di proteine può essere assicurato consumando legumi e frutta secca con guscio, imparando ad associare bene gli alimenti vegetali e/o ricorrendo ad altri prodotti di derivazione animale che non siano la carne.
In caso di dieta vegana bisogna prestare molta attenzione al rischio di carenza di vitamina B12 e omega-3 perché questi nutrienti sono poco presenti nei vegetali.

4. Quali sono le principali regole di prevenzione per la toxoplasmosi e le altre tossinfezioni alimentari (salmonellosi, listeriosi)?

Alcuni studi hanno documentato che il consumo di carne cruda o poco cotta è la principale fonte di contagio da toxoplasma in gravidanza.

Principali consigli dietetici
  • Scegli solo latte pastorizzato; in caso di latte crudo scaldatelo ad almeno 80 °C per 5 minuti.
  • Evita il consumo di: carne cruda (prosciutto crudo, insaccati, dadini etc), patè di carne in qualsiasi forma, formaggi a pasta molle fatti con latte crudo e formaggi a pasta fiorita (per es: Brie, Camembert) e con venatura blu; uova crude o poco cotte, gelati e zabaioni fatti in casa con uova rotte o sporche; cibi pronti o semicrudi non riscaldati ad alte temperature; frutti di mare.
Norme d’igiene da seguire
  • Lava sempre le mani prima, durante e dopo aver cucinato.
  • Lava bene frutta e verdura.
  • Se maneggi carne cruda evita il contatto con le mucose e lava bene le stoviglie che sono state a contatto.
  • Tieni separati gli alimenti cotti da quelli crudi.
  • Conserva in frigorifero gli alimenti preparati usando piccoli contenitori (che garantiscono un rapido raffreddamento).
  • Proteggi il cibo da eventuali insetti.
  • Cuoci bene tutti gli alimenti di origine animale (pollame, carne di maiale, uova, cibi pronti surgelati).
  • Sei hai un gatto, delega a qualcun altro la pulizia della lettiera da non collocare in cucina. Abbi cura che si lavi bene le mani.
  • Usa i guanti per lavorare la terra del giardino.

5. Voglie: che cosa sono e perché si verificano?

A tutte le mamme sarà sicuramente accaduto una o più volte di avere una voglia improvvisa di dolce o di salato e un desiderio impellente di un cibo particolare o di detestare un alimento che fino a quel momento faceva gola. Sono le classiche “voglie” della donna incinta.
Secondo l’antica tradizione popolare, se questo desiderio non viene soddisfatto il bambino nascerà con una “voglia” (angioma in termini scientifici) ovvero una macchia simile - per forma e colore - all’alimento tanto desiderato. Niente di più falso, naturalmente. La scienza, infatti, ha smentito qualsiasi relazione in proposito.
A tutt’oggi non si è ancora chiarito quale sia la causa che provoca queste bizzarre voglie alimentari. La corrente più incline alla psicologia le riconduce all’inconscio femminile: la donna, che si sente in momento di particolare fragilità emotiva, ricerca con questo stratagemma attenzione e coccole.
La corrente più scientifica ritiene invece che sia la “tempesta ormonale” dei primi mesi della gravidanza a provocare una serie di fenomeni di adattamento dell’organismo materno tra cui un alternarsi di nausea, senso di pienezza gastrica, scarso appetito e una variazione disordinata dei desideri alimentari (gli esperti lo definiscono “stato gastronomico sognante”): sono segnali che il metabolismo sta cambiando per cui alcuni cibi fino a poco tempo prima ritenuti golosi ed invitanti diventano insopportabili e si manifestano delle voglie di dolce, salato o acido fino ad allora lontani dai nostri gusti. Ci sono alcuni dati, per esempio, che fanno supporre che la voglia di acido, soprattutto del limone, come quella del ghiaccio, dipendano da una carenza di ferro. Tra le avversioni più comuni tra le donne in gravidanza vi sono quella al caffè e alla carne.

6. Mare o montagna: quale meta è migliore per la donna in gravidanza?

La scelta tra mare e montagna è puramente soggettiva, tenendo sempre presente alcune considerazioni di sicurezza. Anche se la gravidanza procede benissimo, è sempre meglio scartare le località troppo isolate, difficili da raggiungere o carenti dal punto di vista sanitario (meglio informarsi per tempo); lo stesso discorso vale per viaggi che implichino una brusca variazione di altitudine e di clima e che richiedano vaccinazioni o implichino il rischio di contrarre infezioni o malattie. Meglio, quindi, rimandare vacanze avventura o ai tropici per un’altra occasione.
C’è inoltre da considerare che la gravidanza, sotto il profilo psicologico, poco si addice a questo tipo di esperienza: è un periodo (soprattutto gli ultimi mesi) di progressivo raccoglimento interiore e di astrazione dalla realtà, indispensabile alla donna per concentrare pensieri ed energie sul bambino e sulla nuova vita familiare.

7. Viaggi lunghi sono sempre da evitare in gravidanza?

La durata del viaggio è sicuramente un fattore di cui tener conto prima di partire. Se il viaggio si prospetta lungo, è importante prevedere e programmare soste che permettano una passeggiata, un momento di riposo, uno spuntino leggero.
Se la gravidanza è inoltrata, bisogna anche tenere in conto il rischio (che nessuno può prevedere) che il parto avvenga in un luogo diverso da quello prescelto. Se pensate a una vacanza itinerante dovete considerare in più la fatica e la maggiore difficoltà della donna incinta nell’adattarsi a ritmi, luoghi e abitudini alimentari sempre diversi e in tempi rapidi. Questi aspetti possono creare disagio alla donna e al bambino.

8. Quali criteri è bene utilizzare per la scelta del mezzo di trasporto quando si parte per una vacanza o un viaggio?

I tre criteri principali da seguire sono: comodità, sicurezza, prudenza. In quest’ottica la moto è da sconsigliare. Se si usa l’auto, la mamma deve sempre allacciare la cintura (senza stringere troppo) qualora si sieda davanti ma anche se sceglie il sedile posteriore (meglio quello sul lato destro). Se è la donna a guidare, va tenuto presente che i lunghi tragitti sottopongono ad eccessiva tensione fisica e mentale. È bene prevedere molte soste per sciogliere la tensione.
Una valida alternativa all’auto è il treno: permette di muoversi a proprio agio, di godere il paesaggio senza preoccupazioni. Per i viaggi lunghi il mezzo ideale rimane comunque l’aereo, che consente libertà di movimento. I metal detector sono del tutto innocui per la donna incinta perché utilizzano ultrasuoni. Le uniche difficoltà possono essere di tipo burocratico: è consigliabile informarsi per tempo. Anche la nave non presenta controindicazioni, a meno che non ne soffrivate già prima di essere incinta: il mal di mare può accentuarsi con le nausee dei primi mesi.

9. Perché la donna incinta tende ad avere più sonno?

L’inclinazione alla sonnolenza e al rallentamento dei ritmi è dovuto al maggior “lavoro” in atto nell’organismo femminile per lo sviluppo del bambino in grembo. È come se il corpo dicesse alla donna: “calma, adesso sono occupato a fare ben altro!”. Per le donne più attive ed energiche questo aspetto può venire vissuto come una maggiore fragilità.
In realtà è del tutto naturale ed è una sorta di difesa caratteristica della gravidanza, che la donna deve accettare e anzi approfittarne per rallentare i ritmi frenetici e per prendersi durante la giornata dei momenti di vero e proprio relax, anche brevi ma frequenti, magari accompagnati dall’ascolto della musica che più le piace e che l’aiuterà anche a comunicare con il bambino. In generale, soprattutto per le donne che lavorano, è necessario ritagliarsi degli spazi solo per sé, soprattutto fino a quando si manterrà l’attività lavorativa. Per quanto riguarda le incombenze, sarà utile parlare per tempo con i colleghi per ridistribuire eventuali sovraccarichi di compiti e di sforzi.

10. Quanto è importante la respirazione per la donna incinta?

Respirare bene, profondamente, è un atto che spesso trascuriamo. Durante la gravidanza la respirazione ha un ruolo di primo piano ed è importante che la donna ne sia consapevole, non solo perché provvede allo scambio (vitale per mamma e bambino) di ossigeno e anidride carbonica ma anche perché è in stretta relazione reciproca con lo stato d’animo e l’umore della donna.
Tutto ciò ha risvolti importanti durante il travaglio; è utile dunque per la futura mamma imparare a conoscere il proprio respiro e ri-prendere coscienza del suo ritmo naturale. Sicuramente se seguite un corso di preparazione al parto vi insegneranno a farlo. Mettetevi in posizione seduta o sdraiata, purché comoda per voi. Chiudete gli occhi e cercate di ascoltare il vostro respiro prima all’addome e poi salendo al torace e godetevi le sensazioni interne che esso suscita in voi.
Mettendo le mani sul ventre all’altezza dell’ombelico, constatate come la pancia si alzi e si “gonfi” durante l’inspirazione dell’aria e si “sgonfi” quando espirate; in parallelo noterete che il diaframma si alza e si abbassa ad ogni ciclo respiratorio. Appoggiate poi le mani sul petto/torace e notate come la respirazione alta sia più superficiale e veloce di quella addominale. Abituatevi ad ascoltare il vostro ritmo respiratorio, vi sarà molto utile nel corso della gravidanza e durante il travaglio.
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[Lezione 6]

1. Molte donne in Italia sarebbero interessate al parto indolore con analgesia ma hanno paura dell’epidurale. Perché?

In Italia si è scritto molto sull’epidurale, si conoscono e si mettono in atto anche delle varianti con diverse possibilità, si è in grado di controllare tutte le situazioni in rapporto alla contrattilità dell’utero, ai parametri biochimici della singola donna in accordo con il benessere fetale.
Si è quindi studiato ampiamente moltissimi dati oltre a conoscere bene la tecnica. L’epidurale ben applicata non presenta alcun rischio, non solo: il travaglio, spesso, segue un andamento particolarmente favorevole, perché la donna è meno concentrata sul dolore. L’anestesista, è ovvio, deve essere esperto: se una donna che deve partorire è convinta nello scegliere il metodo indolore con anestesia, il procedimento deve essere perfetto sotto tutti i punti di vista.

2. Che cosa significa parto attivo?

Durante il parto attivo la donna ha la possibilità di muoversi liberamente durante la prima fase del travaglio e di iniziare le spinte adottando la posizione più comoda: può stare seduta, in piedi, accovacciata oppure carponi. Molti ospedali italiani sono oggi attrezzati con speciali sedute o sedie per il parto e le ostetriche si stanno specializzando per l'assistenza anche in posizioni diverse.
Sfruttando la forza di gravità, nella prima fase del travaglio, la dilatazione del collo dell’utero procede più rapidamente e le contrazioni risultano più efficaci. In seguito, quando sarà il momento di spingere, molte donne trovano più comode altre posizioni rispetto a quella supina. La preparazione al parto attivo sta progressivamente entrando in tutte le strutture pubbliche di tutto il territorio nazionale. Consiste essenzialmente in esercizi di respirazione e di stretching e di ginnastica “dolce” ispirata allo yoga che viene insegnata durante Il corso di preparazione al parto (vedi Lezione n. 7: tecniche ed esercizi di preparazione al parto) per rendere la donna più consapevole del proprio corpo e delle proprie potenzialità. Si tratta di esercizi che favoriscono una maggiore elasticità di movimento ed allenano i muscoli del pavimento pelvico alla spinta.

3. In passato il padre è sempre stato tenuto lontano. Oggi molti assistono al travaglio e al parto. E’ vero?

È vero, le cose sono cambiate negli ultimi anni. Soprattutto tra le nuove generazioni, i papà preferiscono essere presenti in sala parto e alcuni chiedono addirittura di assistere al parto cesareo. Ciò è una cosa positiva, è certamente un segno di progresso. In questo modo l’uomo è reso partecipe e in genere reagisce con un profondo interesse che lo coinvolge emotivamente e genera in lui una nuova maturità. Ciò sarà di sicuro giovamento sia alla forza della coppia sia alla futura educazione del bambino.

4. Come vive la donna l’esperienza del compagno in sala parto?

Per molte donne è un conforto e una gioia che supera l’immaginazione, altre invece, preferiscono essere da sole o con la mamma o un’amica. Certamente deve essere una scelta voluta e condivisa per essere gradita, dipende anche molto dall’intesa tra i partner; talvolta la donna teme che il marito la veda in una situazione ritenuta “poco sensuale” e che ne rimanga turbato. Altre volte, la donna ha difficoltà a esprimersi perché soffre e nessuno meglio del partner può intuire alcune cose e trasmettere informazioni utilissime al ginecologo o all’ostetrica oppure calmarla e darle un senso di stabilità e fiducia, un punto di riferimento insomma che è partecipe, ma lucido. Nello stesso tempo il partner può essere di aiuto per prendere possibili decisioni, per esempio se praticare l’epidurale per il parto indolore. Per questo è positivo cercare di invitare il padre ad essere partecipe e farlo sentire tale in tutte le fasi della gravidanza, sin dall’inizio, fino al momento del parto.
Ascolta la testimonianza di Roberta Galbiati, assistita dal marito in sala parto.
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[Lezione 7]

1. Praticare yoga fa bene durante la gravidanza? È utile per il parto?

Lo yoga può essere molto utile per mantenersi in forma durante l’intera gravidanza. Naturalmente occorre essere seguite da un insegnante che indichi gli esercizi più consigliati. Questa disciplina è basata su posture e movimenti che aiutano a percepire le modificazioni del proprio corpo, a sciogliere le contratture, in particolare a livello lombare.
Le mamme che l’hanno praticato riferiscono di essere entrate più facilmente in contatto con il bambino, di aver gestito meglio le ansie quotidiane e di aver ricavato un profondo benessere interiore sia durante la gravidanza che nel corso del parto e nelle ore successive.
Aumentare la percezione del proprio corpo permette alla donna di essere più partecipe al momento del parto, di sentire e seguire – passo dopo passo – quello che sta avvenendo muovendosi in modo più efficace e agevole e quindi favorendo la nascita del bambino. Lo yoga rappresenta una delle attività più indicate per le mamme in attesa e proprio per questo esistono diversi corsi specifici per le gestanti.

2. Perineo e pavimento pelvico sono la stessa cosa?

Il perineo è la parte più esterna del pavimento pelvico, quella che poggia sul sellino della bicicletta per intendersi. Si tratta di una struttura formata da muscoli, fasce e legamenti connettivali molto importante per noi donne perché mantiene in loco tutti gli organi contenuti nell’addome - viscere, apparato urinario e riproduttivo (e il bambino durante la gravidanza) - ed è quella che al momento della nascita, si dilata per lasciare passare il neonato.
Il perineo ha quindi una doppia azione: di contenimento durante la gravidanza ma anche di espulsione durante il parto. Durante il travaglio le fasce muscolari da orizzontali si verticalizzano a formare una sorta di canale che stimolerà il bambino verso l’uscita tramite movimenti dall’interno verso l’esterno.

3. Quando è consigliata la ginnastica per il pavimento pelvico?

Allenare il pavimento pelvico è una buona abitudine in gravidanza e nel postparto. Gli esercizi di Kegel per tonificare il pavimento pelvico sono fondamentali per la ripresa di questa zona dopo il parto per riportare muscoli e fasce alla loro integrità originale che – con il passaggio del neonato per via vaginale – vengono messi a dura prova. È stato documentato che eseguire in modo regolare tali esercizi riduce la durata dell’incontinenza urinaria transitoria e del rilassamento vaginale che si possono verificare subito dopo la nascita nelle donne predisposte. In questo modo si previene, con il trascorrere del tempo, il rischio di prolasso. Una volta imparata la tecnica sarà utile eseguire gli esercizi con regolarità. Possono essere eseguiti in qualunque momento anche quando si fa una semplice camminata o una generica attività fisica che metta in tensione la zona pelvica.

4. L’area perineale può anche essere massaggiata?

Sì, è un’ottima pratica. Per rinforzare la muscolatura e renderla elastica il perineo può essere massaggiato con olio di mandorle. Il massaggio consente alla donna di prendere confidenza con i propri genitali e di avere effetti benefici su tutta la cute e la mucosa perineale che diviene più elastica. L’olio di mandorla va applicato sulla punta delle dita, inserendo il pollice all’interno dell’ingresso della vagina e con le dita esterne si massaggia da un lato all’altro delle grandi labbra, sino alla zona del perineo. L’olio di mandorle dolci ha proprietà lenitive, emollienti, addolcenti e nutritive; utilizzato come olio da massaggio è particolarmente indicato per le pelli sensibili, fragili e secche. È efficace anche contro le smagliature: in questo caso andrà applicato sin dal 3° mese su seno, fianchi e cosce.
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[Lezione 8]

1. La forma del bacino può o meno facilitare il parto?

Il tipico bacino femminile, chiamato in termini tecnici “ginecoide”, favorisce la dilatazione dell’utero e la discesa del bambino durante il travaglio. È di forma arrotondata, largo e poco profondo con un’ampia apertura pelvica. Il bacino cosiddetto androide, più simile a quello maschile, ha una forma più triangola, è più profondo e stretto con un’apertura pelvica piuttosto stretta che può rendere un po’ più difficile il parto in caso il bambino sia “grande” come dimensione.

2. Che cos’è la relaxina?

La relaxina è un ormone che ammorbidisce le articolazioni e i legamenti pelvici (e in generale di tutto il corpo) in previsione del parto. Anche se può provocare un indolenzimento o dolori lombari, al basso ventre o in generale dolori al bacino, soprattutto durante le ultime settimane di gravidanza, l’azione della relaxina rende più flessibili le ossa del bacino aiutando la discesa del feto lungo il canale del parto. Inoltre, la relaxina favorisce lo sviluppo dei vasi sanguigni nell’utero e nella placenta. La relaxina è prodotta nelle mammelle, nelle ovaie, nella placenta e in altre zone.

3. Come viene espulsa la placenta?

La placenta umana è un organo che alla fine della gravidanza presenta una forma discoidale con spessore medio di 2-4 cm e un peso compreso tra i 450-600 grammi.
Le sue funzioni sono quelle di garantire la respirazione e la nutrizione del feto, oltre ad essere un organo che produce ormoni fondamentali per la gravidanza e per assicurare il benessere del feto.
Il secondamento è il periodo nel quale avviene l’espulsione della placenta e degli annessi fetali: membrane e cordone ombelicale.
Dopo la nascita del neonato, l’organismo umano materno riconosce che la placenta non ha più una propria funzione e pertanto la espelle verso l’esterno.
Una volta distaccata, le contrazioni uterine riprendono; la donna avverte una sensazione di un corpo estraneo in vagina accompagnato ad una volontà di spingere, compare quindi lo sforzo espulsivo che aiuterà la sua totale espulsione al di fuori dei genitali esterni.
Tutto il periodo del secondamento dura di solito non più di 20 minuti, ma la fisiologica durata si può estendere anche fino ad 1 ora.

4. Che cos’è l’episiotomia?

L’episiotomia è un’incisione tra la vagina e l’ano che allarga il canale del parto. Viene praticata con un paio di forbici, sotto anestesia locale poco prima della fuoriuscita della testa del bambino.
Può essere mediana (partendo dalla parte inferiore della vagina in direzione dell’ano) o medio laterale (in diagonale verso il basso, lontano dall’ano). Dal momento che l’incisione interessa sia la cute sia i muscoli, richiederà poi una ricostruzione molto accurata della ferita. Se la dose di anestetico locale somministrata prima del taglio è insufficiente, si procede ad un’aggiunta.
I punti di sutura cadono nel giro di pochi giorni ma è consigliabile controllare la zona con uno specchio ogni due giorni per vedere se sono caduti, perché a volte non si staccano. Potreste avere la sensazione di essere sedute sulle spine, quando questo accade, dovete far rimuovere i punti o da un’ostetrica o da un ginecologo entro una decina di giorni dal parto. Dopo un’episiotomia il perineo sarà sensibile, gonfio e dolente per giorni, a volte per settimane. Un anestetico spray da applicare localmente può essere molto utile.

5. Perché si pratica l’episiotomia?

Alcuni ginecologi ritengono che tutte le donne alla prima gravidanza dovrebbero essere sottoposte all’episiotomia per evitare la lacerazione dei tessuti e consentire al bambino una nascita rapida. Quando ci sono segnali di sofferenza fetale, un’episiotomia può accelerare il parto e facilitare la nascita al bambino. Risparmia al bambino già provato le ultime contrazioni e lo metterà nelle condizioni di nascere più velocemente.
Ultimi studi e ricerche hanno dimostrato che donne con un perineo intatto o con una modesta lacerazione superficiale provano meno dolore dopo il parto rispetto alle donne che hanno avuto l’episiotomia. Inoltre si è visto che partorire preferendo le posizioni verticali, assicura la massima pressione pelvica, un rilassamento muscolare ottimale, un ampio stiramento del perineo ed il minimo sforzo muscolare. In questi casi l’episiotomia non è necessaria. Chiaramente, il benessere del pavimento pelvico è di fondamentale importanza per l’ostetrica la quale, solo dopo attenta valutazione decide di fare o di non fare l’episiotomia.

6. Che cosa si intende per clampaggio e taglio del cordone ombelicale?

Subito dopo la nascita sul cordone ombelicale vengono posti due morsetti a una distanza di pochi centimetri uno dall’altro: il taglio viene effettuato in mezzo. Questo procedimento previene perdite di sangue sia del bambino sia della placenta.

7. Quando si procede all’induzione del parto?

L’induzione del parto può essere necessaria quando la gravidanza supera le 42 settimane, se l’inizio del travaglio ritarda dopo la rottura delle acque o in determinate condizioni cliniche come gravidanze a rischio nel caso di preeclampia per esempio. Un metodo consiste nell’introdurre un tampone vaginale di prostaglandina che favorisce la dilatazione cervicale e stimola le contrazioni dell’utero. Se non è sufficiente si procede con la somministrazione endovenosa di ossitocina per aumentare le contrazioni uterine.

8. Quando si procede al parto con forcipe o ventosa?

Vengono usati in alcuni parti, soprattutto in caso di sofferenza fetale o di spossatezza della madre dopo un travaglio di molte ore. Entrambi i metodi servono a indurre il parto quando il bambino è posizionato nella parte bassa del bacino ma la cervice materna non è del tutto dilatata. Il forcipe, simile a una grande pinza, è costituito da due branche tenute insieme da un perno che ne regola la chiusura; le estremità sono curve per avvolgere la testa del bambino. Il ginecologo tira delicatamente il forcipe mentre la madre spinge. La ventosa è formata da un bastone alla cui estremità è posta una coppa che viene posizionata sulla testa del bambino e tirata delicatamente per aiutare la nascita.

9. Parto in acqua: quali benefici?

Partorire in acqua può procurare benefici in termini di sollievo dal dolore del travaglio nonché una maggiore distensione muscolare. In acqua la donna si sente più leggera e più libera nei movimenti, mentre per il bambino il parto è meno traumatico perché passa dal liquido amniotico in cui è immerso nell’utero all’acqua riscaldata della piscina. Le vasche per il parto sono disponibili in molti ospedali (è importante informarsi prima, già durante il corso di preparazione al parto) o possono essere affittate in caso si decida di partorire in casa.

10. Quando si esegue il parto cesareo?

Durante il parto cesareo il bambino viene estratto dall’utero attraverso un’incisione chirurgica nell’addome: in effetti si tratta di un vero e proprio intervento chirurgico eseguito in anestesia totale o locale (iniezione epidurale o spinale).
Il taglio cesareo viene eseguito o in modo programmato (la futura mamma lo pianifica con il proprio ginecologo in anticipo) oppure in situazioni di urgenza o di emergenza.

Tra le condizioni in cui viene più spesso programmato un taglio cesareo ci sono:
  • la presentazione podalica del feto (dopo avere provato tutte le tecniche oggi a disposizione per far girare il bambino) → Vedi Parto podalico;
  • la decisione della futura madre di non voler affrontare il travaglio (precedente parto cesareo, altre motivazioni personali);
  • un parto gemellare.
Tra i casi in cui si procede con un parto cesareo di urgenza vi sono:
  • l’iniziale sofferenza fetale;
  • la mancata progressione del travaglio (arresto della dilatazione della cervice, sproporzione tra le dimensioni del bambino e le ossa del bacino materno, malposizione della testa del feto, altre motivazioni).
Il distacco della placenta che procura grave sofferenza al bambino è un esempio di ricorso al parto cesareo di emergenza.
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[Lezione 9]

1. Che cosa si intende per puerperio?

Il puerperio è quel particolare periodo della vita femminile che va dalla fine del parto alla ripresa del ciclo mestruale. Dura all’incirca 6-8 settimane, ma anche di più, dipende da donna a donna; in questo periodo l’intero organismo femminile subisce profonde modificazioni per riportare alla norma apparati e funzioni che durante la gravidanza hanno subito adattamenti anche notevoli sotto l’influsso degli ormoni. Il puerperio rappresenta quindi una fase delicata che richiede semplici ma indispensabili precauzioni.

2. Si sente molto dolore dopo un parto cesareo?

Le mamme che hanno subito il taglio cesareo raccontano di aver sentito un dolore molto intenso al ventre. Le cure durante la degenza si concentrano soprattutto sulla cicatrizzazione della ferita chirurgica. In questi primi giorni dopo il parto cesareo è vero che è importante alzarsi prima possibile, ma bisogna riposare molto e soprattutto non fare sforzi fisici e non sollevare nessun peso.

3. Perché l’utero continua a contrarsi anche dopo il parto?

Sta semplicemente cercando di tornare alla sua dimensione normale e visto che la sua parete è fatta di muscoli per fare questo si contrae anche in modo intenso, soprattutto durante le poppate: la suzione del bambino, infatti, lo stimola a contrarsi per tornare prima alla normalità. Le donne che hanno già avuto figli avvertono queste contrazioni con maggiore intensità; si tratta comunque di aspettare due o tre giorni e il dolore progressivamente diminuirà per sparire del tutto.

4. Quanto dureranno le perdite di sangue?

Dopo un parto si perde molto sangue ma non c’è da spaventarsi: è normale per “pulire” il corpo di tutto ciò che è rimasto dal parto. La durata di queste perdite (lochiazioni) è personale, varia da donna a donna ma in genere si risolvono progressivamente entro 4-6 settimane. Armatevi quindi di una scorta di assorbenti post-parto e cambiateli spesso. Potete comprarli alla farmacia dell’ospedale o se ci avete pensato prima nei negozi di puericultura. Ginecologi e ostetriche consigliano di utilizzare quelli in cotone e in fibre naturali più adatti in questo momento in cui le mucose sono particolarmente delicate: sono più confortevoli e limitano il rischio di irritazioni persistenti soprattutto nelle donne che hanno subito l’episiotomia.
Fintanto che persistono le lochiazioni è meglio non fare il bagno e lasciare all’utero il tempo di richiudersi perfettamente. In questo modo ridurrete il rischio, più elevato in questo periodo, di infezioni genitali o altre complicazioni. In caso le perdite durino di più e soprattutto si mantengano abbondanti, siano maleodoranti e/o si associno a febbre consultatevi con il ginecologo o l’ostetrica.

5. Chi esegue i primi controlli del neonato?

Dipende da centro a centro. In alcuni il neonatologo o il pediatra è sempre presente a tutti i parti e quindi è questo specialista ad eseguirli appena nato il bambino. In altre strutture sono le ostetriche ad eseguire i primi test, sia la registrazione dell’indice di Apgar, sia il controllo degli altri parametri vitali sia le misure di prevenzione. Il neonatologo/pediatra visiterà il neonato nelle ore successive valutandone le competenze motorie, sensoriali e comportamentali per stabilire che tutto proceda bene.
Il controllo dell’attacco del neonato al seno è sempre di competenza di un’ostetrica o di un’infermiera e viene eseguito spesso nelle prime 24 ore e successivamente in base alle singole necessità. Il personale è comunque sempre a disposizione della mamma e del papà per qualsiasi dubbio od esigenza.

6. Quali vantaggi offre il nido aperto rispetto al rooming-in?

Il “nido aperto” ha il vantaggio di consentire alla madre, quando lo desidera, di concedersi alcuni momenti da dedicare al riposo, al proprio partner e ai familiari amici che sono venuti a congratularsi per il lieto evento.
Nel “rooming-in” il bambino rimane sempre con voi, giorno e notte, e in genere – ad eccezione del bagnetto che viene fatto dalla puericultrice o dalle infermiere, sarete voi a occuparvi di tutto, sempre naturalmente con l’aiuto di infermiere ed ostetriche. In caso di stanchezza, comunque, potrete chiedere di lasciare il bambino nella nursery e riposare. Le infermiere ve lo riporteranno quando avrà fame.
In caso di cesareo, la prima notte dopo l’intervento il bambino rimarrà comunque nella nursery perché non sarete nelle condizioni fisiche di potervene occupare in modo autonomo.

7. Quanto è importante il legame affettivo con il papà subito dopo la nascita?

È molto probabile che il legame affettivo padre-figlio sia altrettanto importante del legame che si instaura con la madre. È dunque fondamentale che durante il periodo di maggiore sensibilità del bambino (le prime ore e i primi giorni dalla nascita) anche il padre lo tenga in braccio, lo guardi negli occhi, lo accarezzi, e gli faccia sentire il contatto con la propria pelle. Se il papà ha assistito al parto, ed è stato vicino alla sua compagna fin dal travaglio, è già un buon inizio, ma se vuole raggiungere lo stesso grado di sensibilità della madre dovrà fare molta attenzione agli stimoli che gli vengono dal bambino nelle prime settimane di vita e cercare di identificarsi il più possibile con il suo nuovo ruolo. Spesso la nascita di un figlio aiuta l’uomo ad esprimere emozioni che normalmente la società lo induce a reprimere.

8. Come si effettua il riconoscimento del neonato?

Il riconoscimento del neonato deve essere effettuato in genere presso l’ufficio nascita del reparto di Ostetricia dove è avvenuto il parto, entro il terzo giorno di vita del neonato. Sono necessari i seguenti documenti di entrambi i genitori:
  • carta di identità o patente di guida
  • tessera sanitaria
Serve inoltre il verbale di assistenza al parto che viene redatto dall’ostetrica che ha seguito il decorso e deve essere firmato da entrambi i genitori.
Per i cittadini stranieri occorrono anche il permesso di soggiorno ed il certificato di matrimonio per i coniugati. Verificate con anticipo l’orario di apertura dell’ufficio, che in genere è al mattino ma può cambiare da struttura a struttura.
In alcuni casi, soprattutto nei centri piccoli, non è l’ospedale a farsi carico di denunciare in comune la nascita del bambino, ma deve essere uno dei genitori (in genere è il papà). Entro e non oltre 10 giorni dal lieto evento, dovrà recarsi all’ufficio anagrafe per consegnare il verbale di assistenza al parto e lo stato di famiglia in carta semplice.

9. Dove è rilasciato il certificato di nascita?

Il certificato di nascita viene rilasciato dall’ufficio anagrafe del comune di residenza. Vi sono riassunti i dati registrati sull’atto di nascita. Per ottenerlo basta presentare all’ufficio competente un documento di identità valido.
Il certificato di nascita è necessario per iscrivere il bambino al Servizio Sanitario Nazionale e, successivamente, all’asilo nido.

10. Qual è l’ufficio competente per avere il codice fiscale del neonato?

Il codice fiscale viene rilasciato dall’Ufficio delle Imposte Dirette: basta compilare l’apposito modulo, presentando un documento di identità e lo stato di famiglia. Il codice fiscale è indispensabile per richiedere il libretto sanitario del neonato.

11. A cosa serve il libretto sanitario del neonato?

L’assistenza medica gratuita è un diritto per tutti i bambini che vengono al mondo; per usufruirne, in Italia bisogna essere iscritti al Servizio Sanitario Nazionale. A tale scopo, uno dei due genitori può recarsi alla ASL di zona, dove presenterà lo stato di famiglia e il codice fiscale del figlio. Sarà invitato a scegliere, nell’elenco a disposizione, il pediatra di fiducia; quindi gli verrà rilasciato il libretto (o tesserino) sanitario, da esibire ad ogni prestazione medica richiesta per il bambino.

12. Come si fa a donare il latte materno se si ha in eccesso?

Per tutte le informazioni necessarie ci si può rivolgere all’ Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato.
L’A.I.B.L.U.D. ONLUS è un’associazione di utilità sociale e senza fini di lucro che si ispira alla Convenzione Internazionale dei Diritti dei Minori. Con la sua attività l’associazione vuole:
  • promuovere e diffondere l’allattamento materno e la donazione del latte materno;
  • promuovere e diffondere l’utilizzo del latte umano donato nei Centri di Neonatologia e, in particolare nelle Terapie Intensive Neonatali;
  • favorire l’attività, il coordinamento, lo sviluppo delle Banche del Latte Umano Donato;
  • promuovere studi e attività di ricerca sul latte umano e il suo utilizzo e iniziative di formazione e aggiornamento rivolte agli operatori sanitari dell’area materno-infantile.

13. È proprio necessario rimanere in ospedale 2 o 3 giorni in caso di parto vaginale?

Concedetevi del tempo, senza preoccuparvi. Le eventuali difficoltà emerse dopo il parto scompaiono in poche settimane e come confermano molte mamme “… saranno presto un vago ricordo”. La cosa più importante in questo momento è apprendere l’amore per il bambino, sentimento che per alcune mamme richiede un po’ di tempo. Come in ogni relazione che inizia, non è sempre un amore a prima vista ma c’è bisogno di tempo per conoscersi.
Uno o due giorni in ospedale consentono di riposarsi, di riprendere le necessarie energie, di acquisire tutte le informazioni necessarie prima del rientro a casa, sempre impegnativo.
È opportuno ridurre al minimo indispensabile le visite di parenti e amici in questo momento delicato (ma dipende da mamma a mamma: ad alcune fa molto piacere condividere da subito la propria gioia ad altre meno ed è necessario rispettare questo desiderio di riservatezza). È utile piuttosto dedicarsi a se stesse e alla cura del neonato su cui c’è tanto da imparare soprattutto se si tratta del primo figlio.
Talvolta i neonati soffrono di ittero, assolutamente non grave nella maggior parte dei casi, ma potrebbe farvi rimanere qualche giorno in più in ospedale.

14. Dopo quanto tempo ci si può alzare dal letto dopo il parto?

Prima si fa meglio è, anche dopo un parto cesareo. Secondo il parere di ginecologi e ostetriche la ripresa è molto più rapida.
Anche se vi sentite in piena forma però evitate di alzarvi da sole almeno la prima volta: magari non ve ne renderete conto ma siete state a lungo distese ed è facile che possiate sentirvi mancare una volta in piedi o dopo aver fatto qualche passo. Chiedete all’infermiera o a chi è vicino a voi di aiutarvi. Chi viene a trovarvi a avrà piacere nell’esservi utile in qualche modo: approfittatene e non fate le eroine.

15. Come si attiva il riflesso di suzione del neonato?

Si tratta di un riflesso primitivo presente sin dalla nascita strettamente connesso con il riflesso di rooting (sollecitato delicatamente vicino alla bocca, il neonato si volta nella direzione dello stimolo). Toccando con delicatezza il palato del neonato si attiva il riflesso di suzione che lo stimola ad attaccarsi al capezzolo della mamma. Molti bambini appena nati vengono adagiati sul petto materno e possono così nutrirsi immediatamente; in altri casi, occorre pazientare un po’ di più e incoraggiare il neonato alla suzione.
L’allattamento materno stimola la secrezione di ossitocina e prolattina, gli ormoni coinvolti nella produzione e nella fuoriuscita del latte sostenendo l’allattamento al seno.

16. Come si prevengono abrasioni e ragadi al seno?

Per prevenire la formazione di abrasione e di ragadi conviene preparare il seno già durante gli ultimi mesi di gravidanza spalmando olio di mandorle e facendo spugnature. All’inizio dell’allattamento è piuttosto frequente provare dolore ai capezzoli; le piccole abrasioni sono molto fastidiose ma in genere guariscono con facilità. Soprattutto se siete al primo allattamento o avete la pelle particolarmente sensibile è facile che compaia all’inizio un’irritazione magari un solo capezzolo. In questi casi viene consigliato, prima di attaccare il bambino al seno, di premere manualmente un po’ di latte, spalmarlo sul capezzolo (contiene lisozima) e lasciarlo asciugare oppure fare delle spugnature alle mammelle. In ogni caso occorre fare attenzione che il bambino si attacchi bene al capezzolo, la maggior parte delle irritazioni derivano dal fatto che il bambino non si attacca in modo corretto. L’ostetrica potrà anche consigliarvi olio di mandorla o una pomata lenitiva in caso l’irritazione persista.
Ben diverso è il caso delle ragadi che sono dei veri e propri taglietti che possono comparire a raggera intorno al capezzolo: rendono l’allattamento molto doloroso e rappresentano una porta d’ingresso per microbi e germi che possono a loro volta provocare un’infiammazione generalizzata della mammella (mastite).
Per cercare di prevenire le ragadi è molto importante che il bambino sia attaccato al seno correttamente ovvero con la bocca che copra almeno i due terzi dell’areola con il capezzolo ben al centro. Solo così esercita una pressione omogenea senza danneggiare i tessuti materni. Se si sente dolore è meglio staccare il piccolo e riattaccarlo nella posizione corretta.
Se le ragadi sono già comparse allattare diventa molto doloroso. In questo caso è meglio chiedere consiglio alla ostetrica o a una delle Associazioni di Consulenti per l’Allattamento. Esistono alcune soluzioni come speciali capezzoli di silicone atossico sterilizzabile che permettono al piccolo di succhiare senza toccare il seno oppure tiralatte muniti di tettarelle; inoltre, tra una poppata e l’altra può essere utile una pomata cicatrizzante ma prima di provare di tutto, magari non risolvendo nulla, è sempre meglio chiedere un consiglio personalizzato.

17. Dopo il parto tutte le donne soffrono di incontinenza da sforzo?

Le donne che partoriscono per via vaginale possono spesso soffrire momentaneamente di una leggera e temporanea incontinenza urinaria, perché il collo della vescica si è dilatato durante il parto ed è stato spinto verso il basso dalla pressione esercitata dal bambino durante il passaggio attraverso il canale del parto.
In genere, questa condizione di manifesta come incontinenza da sforzo, con lievi perdite di urina quando si ride, si tossisce o starnutisce o di fanno movimenti bruschi. Grazie agli esercizi per tonificare il pavimento pelvico (esercizi di kegel) si potrà riacquistare il controllo totale della vescica: prima li inizierete e prima ne avvertirete i benefici. Qualora i sintomi dell’incontinenza persistessero, nonostante gli esercizi, con pesanti ripercussioni sulla qualità di vita (perdite di urina, paura di uscire di casa per il rischio di perdite imbarazzanti di pipì) consultate il medico o uno specialista per un consiglio personalizzato.

18. Perché si dice che la donna dopo il parto abbia un crollo degli ormoni?

Dopo il parto i livelli di estrogeni, progesterone e altri ormoni della gravidanza diminuiscono drasticamente; tra gli effetti vi sono la contrazione dell’utero e l’aumento del tono muscolare della parete pelvica. Anche il volume del sangue materno, che era aumentato durante la gravidanza per andare incontro alle esigenze del feto, rientra nella norma.
Si ritiene che questo rapido calo dei livelli ormonali influisca sulla depressione post-partum ma non si conosce il motivo per il quale alcune donne sono più sensibili a questo improvviso cambiamento. Sicuramente la predisposizione e la fragilità emotiva presenti già prima della gravidanza in alcune donne possono determinare una maggiore evidenza e persistenza della depressione post-partum.
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[Lezione 10]

1. Che cos’è la crosta lattea?

La crosta lattea è una forma di dermatite che si può riscontrare nei lattanti nei primi 6 mesi di vita. È caratterizzata da piccole scaglie isolate, untuose, di colore variabile dall’avorio al giallo-bruno. Nei casi più gravi, le squame, molto aderenti al cuoio capelluto possono ispessirsi e disporsi in strati.
Dopo aver applicato localmente un olio apposito (chiedete consiglio al pediatra) per ammorbidire le scaglie con una spatolina a setole morbide procedete al distacco. Dopo i 6 mesi la crosta lattea scompare spontaneamente.

2. Che cos’è l’eritema da pannolino?

L’eritema da pannolino è un arrossamento della pelle che si manifesta in neonati e bambini piccoli che indossano pannolini di plastica. L’irritazione colpisce solo le zone a diretto contatto con il pannolino. Una delle principali cause è l’umidità che si crea all’interno del pannolino imbevuto di pipì (considerando che il neonato la fa spesso, intorno a ogni mezz’ora). Tale umidità altera il film idrolipidico che protegge la sua pelle da tutti gli agenti esterni. Privata di questa difesa, la cute arrossa e si irrita.
È molto importante cambiare spesso il pannolino al neonato e lasciandolo e tenere la parte arrossata all’aria quanto più possibile. Non applicare creme al cortisone o al mercurocromo, olii o altri unguenti di propria iniziativa ma chiedere consiglio al pediatra.
Non usare talco perché mischiandosi con l’urina e le feci (molto liquide nel bambino) può favorire il ristagno di umidità. È da evitare anche l’amido perché favorisce lo sviluppo di un fungo: la Candida albicans. Almeno per il periodo di eritema da pannolino può essere utile per accelerare la risoluzione utilizzare pannolini di cotone, scomodi, ma meno irritanti.
Il cambio del pannolino deve essere comunque sempre frequente per ridurre il rischio di ulteriori infiammazioni.

3. Che cos’è il milio?

Il milio facciale (milio dei neonati) si manifesta con presenza sul viso – soprattutto su fronte, punta del naso, guance e mento – di piccolissime cisti bianche, formate da sebo, lievemente rilevate che scompaiono entro le prime settimane di vita, senza bisogno di alcuna terapia.

I consigli per te

[Lezione 1]

Nausea, vomito

COME SI MANIFESTA - Tutti i consigli per previre il disturbo

  • In genere la tipica nausea compare tra la 4° e l’8° settimana, più spesso durante la 1° gravidanza e più intensa se è gemellare.
  • 8 su 10 le donne che manifestano nausea, spesso scatenata da odori sgradevoli. L’ansia la peggiora.
  • Spesso viene (e si risolve) al mattino appena sveglie ma può anche durare tutto il giorno.
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Emorroidi

COME SI MANIFESTA - Tutti i consigli per previre il disturbo

  • Le emorroidi sono favorire dal progesterone, che ha un’azione dilatante sui vasi che irrorano l’ano, ma soprattutto dal peso dell’utero che comprime le vene e rallenta la circolazione (ultimo trimestre di gravidanza).
  • Senso di pesantezza, congestione e secchezza locali, dolore quando si va in bagno, prurito e bruciore, nei casi più gravi prolasso della mucosa, ragadi sanguinanti.
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Gonfiori (edema) a viso, mani, caviglie, arti inferiori

COME SI MANIFESTA - Tutti i consigli per previre il disturbo

  • In genere si manifesta negli ultimi mesi di gravidanza, per la pressione dell’utero, ma nelle donne predisposte alla ritenzione di liquidi o durante la stagione calda può comparire anche prima.
  • Si tratta di un accumulo di liquidi che può localizzarsi alle caviglie, al dorso dei piedi e alle gambe ma anche alle mani e al volto.
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Macchie cutanee (cloasma gravidico)

COME SI MANIFESTA - Tutti i consigli per previre il disturbo

  • Si tratta di una pigmentazione cutanea che si sviluppa simmetricamente intorno al naso, sulle gote e in altre zone del volto. È dovuta alle variazioni ormonali della gravidanza ma non compaiono in tutte le donne.
  • Le macchie contrastano con la carnagione: chi ha la pelle chiara manifesta macchie scure e viceversa per chi ha la pelle ambrata dove compariranno macchie più chiare.
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[Lezione 6]

La valigia del parto

Scarica e stampa l’elenco dell’Ospedale Niguarda “Cosa mettere nella valigia per il parto”. Clicca qui

Il corredino

Che cosa non deve mancare nelle prime settimane dopo la nascita.

Stampa la scheda consiglio per sapere come organizzarti prima del parto. Clicca qui
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[Lezione 10]

Piccole strategie per sorridere di più

Scarica e stampa la scheda con i consigli per combattere tristezza, sbalzi d'umore e depressione. Clicca qui

Emozioni & pensieri

[Lezione 1]

Mi preparo al parto perché ...

COSA DICONO LE COPPIE

Insieme a tutte le ostetriche e ad alcune coppie che hanno partecipato all’elaborazione di questo corso abbiamo raccolto alcuni tra i motivi più ricorrenti per cui le mamme e le coppie frequentano un corso di preparazione al parto. I motivi sono davvero tanti e chi l’ha frequentato per il primo figlio tende a rifare l’esperienza anche per i successivi perché è un modo molto utile per condividere ansie e timori e per acquisire più informazioni e sicurezza. Clicca qui
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[Lezione 3]

I timori più frequenti

Perché alcune coppie hanno timore a fare l’amore durante la gravidanza

A rendere la gravidanza un periodo delicato della vita femminile e della coppia contribuiscono non poco le modificazioni emotive e psicologiche di entrambi i partner.
Parlando con alcune coppie che hanno partecipato all’elaborazione di questo corso abbiamo raccolto i motivi più ricorrenti per cui le donne o i loro partner tendono a ridurre l’attività sessuale durante la gravidanza anche se ciò non vale per tutte le coppie. Clicca qui
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[Lezione 6]

Le mamme si raccontano

Scarica le risposte di Michela, neomamma tra poco.

Leggete l’esperienza di una mamma che ha preferito scriverci le sue sensazioni ed emozioni legate alla gioia della scoperta della gravidanza. Clicca qui
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[Lezione 9]

Per sorridere. Le frasi sentite in sala parto!

Un’ostetrica dell’Ospedale di Treviglio, appassionata del suo lavoro (e come darle torto!) ci ha raccontato alcune delle più belle frasi esclamate in sala parto da mamma e papà. Eccone alcune. Clicca qui